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“I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’
sterminata di reati,
che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico,
intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia,
alto tradimento in favore di una nazione straniera,
collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi..
responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…”
Pier Paolo Pasolini
(1975)
I deboli non combattono
quelli più forti lottano forse per un ora
quelli ancora più forti lottano per molti anni
ma quelli fortissimi lottano per tutta una vita
Costoro sono indispensabili
(Berltod Brecht)
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo
prestarsi in qualche modo a contribuire
a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
(Pier Paolo Pasolini)
Non vi e’ dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai
nessun mezzo di informazione al mondo.
Il giornale fascista e le scritte su
cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere.
Il fascismo non e’ stato
sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire
l'anima del popolo italiano:
il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione,
non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.
(Pier Paolo Pasolini)


Tutti i regimi si fondano sulla propaganda. Tutti hanno i loro strumenti di creazione e diffusione di false verità. Il Ministero della Cultura Popolare (il Minculpop) di Pavolini, la Pravda del Cremlino, il Ministero della propaganda di Göebbles, eccetera. Oggi tanti giornali, televisioni, intellettuali prêt-à-porter. Ogni epoca ha i suoi strumenti di propaganda. Ed è sorprendente quanti uomini dai titoli accademici prestigiosi e dalle cariche istituzionali più elevate si prestino, in ogni epoca, a fare da servi e portaborse della propaganda del momento e con quale passione e con quanta sicumera difendano e propagandino come ovvie delle solenni menzogne, il cui unico fine è la manipolazione dell’opinione pubblica. La bufala della settimana è stata l’affermazione che il Consiglio Superiore della Magistratura, se avesse detto nel suo parere sul c.d. “Decreto sicurezza” (che già nel nome è una menzogna della propaganda, avendo come fine notoriamente tutt’altro), che il “pacchetto” è incostituzionale, avrebbe abusato dei suoi poteri e usurpato quelli della Corte Costituzionale.
Per spiegare questa cosa qui al Presidente della repubblica, sono addirittura andati a trovarlo i Presidenti di entrambe la Camere.
Ciò che fa impressione non è l’assurdità dell’assunto, ma che lo si possa sostenere senza conseguenze e addirittura da parte di titolari di cariche di vertice dello Stato.
Le cose stanno in modo del tutto diverso ed è molto semplice descriverle.
1. Il C.S.M. ha per legge il potere di dare pareri «sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario, l’amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie» (art. 10 della legge 24 marzo 1958, n. 195, “Attribuzioni del Consiglio Superiore”).
2. La Corte Costituzionale non dà «pareri» di costituzionalità. Decide della costituzionalità delle leggi.
3. Chiunque è in grado di capire la differenza che c’è fra «dare pareri» su una cosa e «decidere» della cosa.
Per chi avesse la mente confusa, possiamo dire che quando un avvocato dà un parere sulla legittimità o meno di una certa attività non sta usurpando i poteri del Tribunale che sulla legittimità o meno di quella attività si dovrà pronunciare.
Se la tesi che chi opina su una cosa usurpa poteri giurisdizionali altrui avesse un qualche senso, si avrebbe il seguente questo paradosso.
Tizio picchia un bambino.
Caio lo vede e gli dice: “Si fermi. Ciò che lei sta facendo è illegale”.
Tizio replica: “Come si permette! Lei usurpa i poteri del Tribunale. Solo il Tribunale può giudicare dell’illegalità o meno della mia condotta”.
Si tratta, è ovvio, di illogicità pura.
4. I pareri del C.S.M. non sono vincolanti. Sono, appunto, “pareri”.
5. Ovviamente i pareri non sono predeterminabili nel contenuto, che dipende dai casi concreti.
6. Il Parlamento può disattendere del tutto i pareri del C.S.M.. Non sembra che possa impedirne l’emissione.
7. Non è possibile capire, né i Presidenti delle Camere lo hanno in qualche modo spiegato né sembra che nessuno possa spiegarlo perché non si può spiegare l’illogico, perché il C.S.M. non potrebbe dire in un suo parere che una norma appare incostituzionale.
Sono un giurista. Mi viene chiesto un parere su una norma che dice: “Da domani si processano solo i neri. I bianchi mai più”. Mi sembra ovvio che questo viola l’art. 3 della Costituzione. Mi sembra che questa sia la cosa più importante da osservare e l’unico parere che ha un senso dare.
Non lo posso dare, perché se do questo parere violo le prerogative della Corte Costituzionale!
La cosa che ci deve fare riflettere molto seriamente non è che a qualcuno venga in mente un’assurdità del genere. E’ che possa dirla in pubblico e convincere tutti che è giusta.
Ma la propaganda non si accontenta mai e quindi sprofonda sempre più nei paradossi e nelle contraddizioni.
Ed ecco che uno dei Ministri che si è stracciato le vesti dinanzi alla prospettiva che il C.S.M. violasse le prerogative della Corte Costituzionale, non ritiene – e con lui i Presidenti delle Camere e tutto il Paese – che sia gravissima violazione della separazione dei poteri che il Ministro dell’Interno insulti un giudice che, appunto giudica, perché ha fatto un provvedimento del tutto legittimo, ma che a lui non piace.
E così il Ministro Maroni insulta il nostro collega Giorgio Piziali, magistrato per bene, competente, imparziale, perché si è permesso di non obbedire agli ordini della polizia.
A questo link un articolo sulla vicenda.
A quest’altro link un altro.
A questo link il testo integrale del parere del C.S.M. sul c.d. “Decreto sicurezza”.
A questo link l’intervento del Vicepresidente del C.S.M. nella seduta del plenum che ha approvato quel parere.
A questo link un articolo del prof. Rodotà.
Una sola osservazione ancora: se si cerca una situazione che, nel corso della storia, è indizio sicuro dell’esistenza di un regime e della perdita dei valori costituzionali, essa è quella nella quale il Ministro dell’Interno può dettare ordini ai giudici ed esigere che emettano sentenze conformi alle aspettative del Governo.
Fabrizio de André - Ho visto Nina volare


Non è possibile che il produttore di fiction Valsecchi ha 50 milioni di euro di contratto quadro e lui niente. Ma insomma, qui si tratta di fare un contratto quadro che per lo meno sia di 30 milioni di euro all'anno per tre anni anche a Guido De Angelis..."
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A parlare così in un'intercettazione telefonica agli atti della Procura di Napoli non è il direttore della fiction di Mediaset, Giancarlo Scheri. Nemmeno il direttore generale del gruppo Alessandro Salem. L'uomo che sta spiegando come suddividere la torta tra i produttori di serie televisive per Mediaset, riequilibrando le quote tra loro, è uno dei membri dell'Autorità garante delle Comunicazioni, Giancarlo Innocenzi.
E il suo interlocutore, il destinatario di quel consiglio, come lui stesso racconta al telefono, è Silvio Berlusconi. E sarà poi lo stesso Cavaliere a mettere in pratica quel suggerimento, girandolo a suo figlio Piersilvio e a Salem in un incontro ad Arcore. Queste intercettazioni, che smontano la teoria di Berlusconi sul suo totale disinteresse sulla gestione di Mediaset, fanno parte delle 9 mila telefonate depositate nell'inchiesta napoletana per corruzione contro il Cavaliere e il direttore di Rai fiction, Agostino Saccà. 'L'espresso' ha visto una parte di questo materiale e ha scoperto uno scenario di scambi segreti, complotti e raccomandazioni. Il tutto scandito nelle telefonate intercettate, quelle che in futuro potrebbero essere oscurate dalla legge che imbavaglia l'informazione.
Si parte dall'intercettazione inedita ( LEGGI ) nella quale il Cavaliere prega il direttore di RaiFiction Agostino Saccà di fare lavorare l'attrice Antonella Troise perché "sta diventando pericolosa". È il 12 settembre del 2007 quando il leader di Forza Italia chiama dalla sua residenza romana il telefonino di Saccà. Dopo un commento sulla nomina di Fabiano Fabiani (successivamente uscito di scena) a consigliere Rai ("Ho un buon rapporto con lui ", dice Silvio, "non è una sciagura") il Cavaliere entra nel vivo: "Quella pazza della Antonella Troise si è messa in testa che io la odio. Che io ho bloccato la sua carriera artistica, ed è andata in giro a dire delle cose pazzesche... Ti chiedo questa cortesia di farle una telefonata... Perché sta diventando pericolosa". Cosa possa avere di tanto pericoloso per l'uomo più potente d'Italia una giovane senza lavoro è davvero un mistero. E lo resterà fino a quando la Procura di Napoli non depositerà tutti i nastri, compresi quelli delle utenze delle ragazze, che pur non essendo indagate sono state intercettate dalla Guardia di Finanza di Napoli. Al momento i pm napoletani Paolo Mancuso e Vincenzo Piscitelli non hanno depositato quelle telefonate perché ritenute non rilevanti: probabilmente seguirà uno stralcio dagli atti e la loro distruzione.
I rapporti con le ragazze, comunque, si inseriscono in uno scenario dove le raccomandazioni sono un mezzo e non un fine. Saccà, secondo la Procura, usa il suo ruolo nella televisione pubblica e piazza le attrici segnalate per ricevere dal Cavaliere un aiuto nella sua futura attività privata ("Agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore"). E anche per Berlusconi talvolta il fine ultimo sarebbe quello di convincere un politico di sinistra a passare dalla sua parte: quella che lui chiamava"operazione libertaggio".
Se i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi non è certo perché raccomandava cinque attrici: oltre alla Troise, sono indicate Evelina Manna , Elena Russo, Camilla Ferranti ed Eleonora Gaggioli . Ma perché "nella sua duplice veste di leader politico e di maggiore imprenditore privato italiano del settore televisivo prometteva al direttore di RaiFiction il sostegno economico alle iniziative private che Saccà si apprestava a intraprendere".
"Il gioco grosso", lo definisce al telefono Saccà, quello che doveva riportare Berlusconi a Palazzo Chigi, grazie alla spallata contro Romano Prodi di un manipolo di senatori transfughi del centrosinistra. L'uomo chiave di questo 'gioco grosso' finora è rimasto nell'ombra. Si chiama Giancarlo Innocenzi , è stato sottosegretario alle Comunicazioni nel governo Berlusconi e prima ancora dirigente di Mediaset. Poi è stato nominato membro dell'Autorità garante delle Comunicazioni, ma più che un arbitro sembra un giocatore. Nell'agosto del 2007, quando il governo Prodi comincia a scricchiolare, Innocenzi entra in campo e comincia a lavorare ai fianchi il senatore del centrosinistra Willer Bordon (a sua volta intercettato durante un colloquio con Saccà per difendere la fiction di De Angelis 'Incantesimo' a rischio chiusura). Bordon ha una moglie attrice con un buon curriculum, si chiama Rosa Ferraiolo: Innocenzi mette in pista il suo amico produttore cinematografico De Angelis per farla lavorare. È lui stesso a raccontarlo il 2 agosto ad Agostino Saccà ( ASCOLTA ). A stopparli è il direttore di RaiUno, Fabrizio Del Noce, per un problema di costi. E Saccà si preoccupa, teme che il capo di RaiUno racconti la vicenda della moglie di Bordon: "Perché possono capire che c'è un gioco più grosso".
Parallelamente al 'gioco grosso', prosegue anche quello piccolo. Berlusconi raccomanda amiche per parti minori nelle fiction Rai e trova finalmente una sponda proprio nel produttore Guido De Angelis che manda a casa una attrice selezionata per merito, Sara Zanier , per fare spazio alla raccomandata del Cavaliere ("Una figura di merda", chiosa De Angelis). Ma Berlusconi apprezza. Vuole conoscere De Angelis e lo invita a pranzo per il 25 ottobre. Ma prima tocca al 'gioco grosso', a 'Inox' e 'Tex', i nomi in codice usati nelle conversazioni intercettate per definire rispettivamente Innocenzi e Willer Bordon . Subito dopo un incontro con Berlusconi, Innocenzi chiama De Angelis al telefono e racconta quello che ha detto al Cavaliere: "Dovete fare a Guido un contratto quadro che sia per lo meno di 30 milioni all'anno. Guarda c'era anche Willer". Frasi che riportano in primo piano la questione del conflitto di interessi, tanto più perché riferite a un membro dell'Authority che dovrebbe controllare Mediaset. Non solo: alla scena assisterebbe, se è vero quello che dice Innocenzi, anche un senatore dell'opposizione, Willer Bordon ( ASCOLTA ).
Il giorno dopo tocca a De Angelis incontrare Berlusconi. Per il produttore trattamento di prima classe: pranzo a due, chiacchiere amichevoli e impegno a rivedersi al più presto ad Arcore, stavolta per discutere di lavoro. De Angelis in gioventù è stato un cantante famoso. Con il fratello ha creato il gruppo degli Oliver Onions, celebri per le colonne sonore di sceneggiati e film, come 'Sandokan' e 'Trinità'. Complice la passione della musica nasce un idillio. Guido regala il suo ultimo disco e il Cavaliere ricambia. A sera si scambiano i pareri. Con De Angelis che commenta: "Ho sentito il tuo disco. Allora, le canzoni che preferisco sono in ordine: 'Il fantasma di un amore'. 'Mi dici addio'... E tre, 'L'ultimo amore'. Sono belle. Prendono. Sono toccanti, sono...". Berlusconi è più prosaico: "Grazie; io invece ho messo su il tuo disco... e sono stato strappato dall'ascolto dalle terribili telefonate che mi venivano ieri sera dal Senato, dove li abbiamo messi sotto per ben sette volte". Poi il leader del centrodestra va al sodo e segnala un'attrice: "Se potete fare una telefonata oggi a questa Evelina Manna, perché è in uno stato di frustrazione assoluta... Se puoi chiamarla tu personalmente... dicendole che io sono intervenuto". Insomma i due si capiscono al volo. ( ASCOLTA )
Il 6 novembre, Berlusconi fa salire De Angelis sul suo aereo personale da Ciampino a Linate poi lo porta ad Arcore in elicottero: lì parlano con i vertici di Mediaset. Pranzano insieme in quattro con il direttore generale di Mediaset, Alessandro Salem, e il vicepresidente Piersilvio Berlusconi. Il Cavaliere dice: "Dopo Valsecchi, la priorità va a Guido", Piersilvio e Salem acconsentono. Perché tutta questa attenzione? Guido De Angelis è diventato un personaggio fondamentale in entrambi i giochi che stanno cuore al Cavaliere. Il 4 novembre Berlusconi lo chiama per dirgli: "Senti, per le fanciulle mie, ti ringrazio, le avete convocate credo, tutte quelle che vi ho dato?". E lui risponde: "Sì, tutte tranne una. Perché ti volevo chiedere l'impegno... Sai queste vogliono fare tutte le dive". Ma non è solo quell'aspetto a intrigare il Cavaliere. La sera prima del meeting di Arcore, il 5 novembre 2007, Giancarlo Innocenzi racconta a Guido De Angelis che il presidente lo ha chiamato a mezzanotte e mezza per sapere se riusciranno a convincere Tex Willer. Tanta fatica per nulla. A far cadere il governo, poi, ci penserà da solo Clemente Mastella ( ASCOLTA ). (26 giugno 2008)
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Caro Pierpaolo,
sono trascorsi molti anni da quella sera del 1975, quando ci lasciasti soli, improvvisamente, come una cometa che scompare negli abissi dello spazio. Io, questo spazio l’ho di fronte a me e fisso una stellina che m’occhieggia fra le fronde dell’olivo. L’olivo che ha preso il posto dei vari ciliegi selvatici arrostiti dall’arsura estiva, i quali avevano preso il posto della gaggia orientale, quasi secolare, che c’era quand’ero bambino. Mi chiedo dove tu sia. Non importa: tanto, sei stato un intellettuale mai sopportato dagli intellettuali, un poeta mai compreso dai poeti, un politico trattato ad alzate di spalle, un omosessuale mai omologato fra gli omosessuali. Sei stato un vero jolly, Pierpaolo, e per questa ragione non devi meravigliarti se sei passato come una meteora. Che, però, ha colpito. Sono trascorsi tanti anni da Valle Giulia, eppure ancora se ne parla, si discute, la si legge e si disserta. Sempre con il solito andazzo: chi solleva le spalle, chi scrive un’inutile critica postuma, chi la esalta, chi non sa e si ferma a guardare la stella, come sto facendo in questo momento. Gli eroi lasciano questo mondo correndo su un carro di fuoco. Forse un’Alfa rossa. Perché lo lasciano? Forse perché questo mondo non ha più necessità delle loro rime, dei loro aghi piantati a cucire il cielo plumbeo di una realtà selvaggia, invadente e sozza come una lanca sul limitare della borgata. Sapessi, Pierpaolo, cosa ci stanno raccontando: che le ideologie sono merda, perché uniformare e strutturare il pensiero in una costruzione logica – che ha dunque struttura, forse rigidità – è cosa grama, da mestatori della psiche indegna d’esser avvisa. Ci propongono, invece, un pensiero così debole da schiantarsi ad ogni angolo del nostro vivere, così mellifluo ed impalpabile da scorrere senza tempo e senza sapore sui palati televisivi, della carta stampata, nei balli a palchetto della politica strapazzata come due povere uova cadute dal cesto. Fino a pervadere il palcoscenico delle menti, che – attonite – s’inchinano di fronte a tanto potere dell’insipienza. E le madri, chiamate a correo di tanto, terrifico clamore? Non so, Pierpaolo, se le tue madri siano state così colpevoli: m’inchino, rispetto la tua intuizione ma non la comprendo. E, dunque, m’arresto. Posso dirti, però, che i padri non si mostrano più, come se la caduta delle tue madri – angeli ribelli, fuoriuscite dai cascinali dov’erano schiave del sesso e dei campi – avesse chiesto contrappasso e nemesi alla Storia. Che, talvolta, ci rifiutiamo di vivere. Il teatrino che ci mostrano è così mesto che non vale la pena d’insozzare la tua mente – chissà cos’è divenuta, nel frattempo – con il racconto delle nostre triste cronache: risparmiamo il clamore del nulla. Vorremmo però salutarti senza nessun ardore di speranza, senza obliare né nascondere il nichilismo – al quale tu non hai mai ceduto, lo sappiamo – per dileggiarti con un dolce canto al quale, tu, voleresti la maschera come un bambino scoppia una bolla di sapone. Troppo tempo è trascorso, inutilmente, senza trovare sentiero e ragione, né metter pace negli animi lacerati ma vivi. Troppo tempo scivolato senza senso, senza corpo, senza ragione. Vorremmo dirti per approdare ad un nuovo tempo, ma non scorgiamo che nuvole all’orizzonte, e la luna tarda a mostrarsi in cielo.


“I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’
sterminata di reati,
che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico,
intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia,
alto tradimento in favore di una nazione straniera,
collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi..
responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…”
Pier Paolo Pasolini
(1975)
I deboli non combattono
quelli più forti lottano forse per un ora
quelli ancora più forti lottano per molti anni
ma quelli fortissimi lottano per tutta una vita
Costoro sono indispensabili
(Berltod Brecht)
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo
prestarsi in qualche modo a contribuire
a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
(Pier Paolo Pasolini)
Non vi e’ dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai
nessun mezzo di informazione al mondo.
Il giornale fascista e le scritte su
cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere.
Il fascismo non e’ stato
sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire
l'anima del popolo italiano:
il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione,
non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.
(Pier Paolo Pasolini)
The Modern Lovers - Roadrunner

Berlusconi e i giudici di Marco Travaglio
Stupisce lo stupore. Ma come: Berlusconi rinuncia a diventare uno statista per sistemare le sue tv e i suoi processi? Ma non era cambiato? In realtà, in questi 15 anni, tutto è cambiato tranne lui. Lui non ha mai fatto mistero di quel che è. Fin da quando, alla vigilia dell’ingresso in politica, confidò a Montanelli e Biagi: «Se non entro in politica, finisco in galera».
Infatti da 15 anni, che governi lui o gli «altri», il Parlamento è mobilitato per salvarlo dai processi. Miracolo. Il 1994 si apre con la «discesa in campo per un nuovo miracolo italiano». Quale miracolo, lo si capisce poche settimane dopo. Quando, al termine di un anno di indagini, la Procura di Milano chiede l’arresto di Paolo Berlusconi per le tangenti al fondo pensioni Cariplo in cambio dell’acquisto di immobili Edilnord invenduti, e di Marcello Dell’Utri per i fondi neri di Publitalia. Una fuga di notizie del Tg5 salva Dell’Utri dalle manette, mentre Paolo finisce dentro e confessa. Il Cavaliere, che sui giudici dice il contrario di ciò che pensa per non urtare gli elettori, tutti schierati col pool Mani Pulite, vince le elezioni e forma il suo primo governo. Tenta, invano, di avere come ministri i due uomini simbolo del Pool, Di Pietro e Davigo, rispettivamente all’Interno e alla Giustizia. Scalfaro gli impedisce di nominare Guardasigilli Cesare Previti, che slitta alla Difesa. In via Arenula arriva Alfredo Biondi. Poi un sottufficiale della Guardia di Finanza denuncia il suo capo: gli ha offerto una quota di una mazzetta appena pagata dalla Fininvest per ammorbidire una verifica fiscale. Decreto Biondi. E’ lo scandalo delle mazzette alle Fiamme Gialle: coinvolti un centinaio di militari e 500 aziende, tre delle quali appartengono al nuovo premier. L’ufficiale pagatore del Biscione è il dirigente Salvatore Sciascia, che sta per essere arrestato insieme a colui che, a suo dire, gli ha dato i soldi e l’autorizzazione a pagare: Paolo Berlusconi. Per i due è pronta la richiesta di cattura. E c’è il rischio che, in carcere, confessino la verità. Silvio, da Palazzo Chigi, commissiona in fretta e furia a Biondi un decreto per vietare la custodia cautelare in carcere per vari reati, compresi quelli contro la pubblica amministrazione. Corruzione compresa. E’ il primo Salvaladri, che fa uscire circa 3 mila detenuti in tre giorni. E soprattutto non fa entrare Paolo e Sciascia. Poi, a furor di popolo, Bossi e Fini non ancora ridotti a maggiordomi impongono il ritiro della porcata. Paolo e Sciascia finiscono in manette e confessano. Poi si scopre che il consulente Fininvest Massimo Maria Berruti ha depistato le indagini subito dopo un incontro a Palazzo Chigi col premier. Che, il 21 novembre, riceve il suo primo invito a comparire. Lui si adopera con ispezioni ministeriali e ricatti per propiziare le dimissioni di Di Pietro e il 6 dicembre le ottiene. Due settimane dopo, Bossi rovescia in polemica con la riforma delle pensioni. L’inciucio. Il Cavaliere passa all’opposizione del governo Dini, anche se è pappa e ciccia col nuovo Guardasigilli Filippo Mancuso, che perseguita con attacchi e ispezioni le Procure di Milano e Palermo (qui si indaga su Berlusconi e Dell’Utri per mafia e riciclaggio). E ottiene la prima controriforma bipartisan della giustizia:quella che rende più difficile la custodia cautelare per i colletti bianchi. Nel marzo ’96, scandalo «toghe sporche»: indagati e/o arrestati alcuni magistrati romani, corrotti dagli avvocati Fininvest Previti e Pacifico, in seguito alle rivelazioni di Stefania Ariosto al pm Ilda Boccassini. Berlusconi è indagato come uno dei mandanti. Un mese dopo Prodi vince le elezioni e inaugura il quinquennio dell’Ulivo. Ma sulla giustizia Berlusconi continua a vincere anche se ha perso, grazie all’Ulivo che gliele dà tutte vinte. Essendo indagato a Milano per corruzione dei giudici e della Finanza, per le tangenti a Craxi tramite All Iberian, per i fondi neri nell’acquisto del calciatore Lentini e dei terreni di Macherio, oltrechè indagato per mafia e riciclaggio a Palermo, attacca quotidianamente le Procure e anche Di Pietro, fino a quel momento risparmiato nella speranza che aderisse a Forza Italia. L’ex pm viene denunciato e indagato più volte a Brescia, dove anche gli altri pm milanesi devono difendersi dalle accuse del Cavaliere, che li fa incriminare per «attentato a organo costituzionale». Una specie di colpo di Stato. Leggi ad personas. Intanto in Parlamento le leggi «ad personas» ammazza-toghe e salva-imputati si susseguono a getto continuo, sempre votate da maggioranze bulgare e trasversali, in parallelo alla Bicamerale, dove il lottatore continuo Marco Boato prepara bozze su bozze che mettono la magistratura al guinzaglio del potere politico. La bozza finale viene votata da tutti i partiti, eccetto Rifondazione. Sul più bello, il Caimano fa saltare il banco perché ormai ha ottenuto tutto quel che voleva: infatti, sono passate quasi tutte le leggi contenute nel programma della Giustizia del Polo, scritto da Previti nel ’96 e bocciato dagli elettori. Il nuovo articolo 513 Cpp cambia le regole dei processi a partita in corso e costringe i giudici a ripartire daccapo: prescrizione garantita a centinaia d’imputati di Tangentopoli. La Consulta lo dichiara incostituzionale e destra e sinistra, a tempo di record, lo conficcano nella Costituzione (articolo 111, il cosiddetto «giusto processo»). Seguono la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale, la legge imbavaglia-pentiti, il patteggiamento in Cassazione e la depenalizzazione dell’uso di false fatture (per risparmiare il carcere a Dell’Utri, condannato in appello a 3 anni e 2 mesi per false fatture), il no delle Camere all’arresto di Previti e Dell’Utri e così via. Incassato tutto l’incassabile, nel 2001 Berlusconi stravince e torna al potere. Leggi ad personam. Ormai, da salvare dai processi, sono rimasti solo il premier e il fido Previti: per loro la giustizia-lumaca è ancora troppo efficiente e spedita. Dunque, per tutta la legislatura, si lavora per paralizzarla definitivamente. Appena rientrato a Palazzo Chigi, Berlusconi scatena subito i suoi onorevoli avvocati, Pecorella e Ghedini, e i suoi giannizzeri, Dell’Utri e Guzzanti, con una legge che si propone di cestinare tutte le prove trasmesse per rogatoria dalle magistrature straniere. Per esempio, le carte che dimostrano i passaggi di denaro estero su estero dalle sue aziende ai conti di Previti a quelli di alcuni giudici romani. Recitando un copione stilato da Pio Pompa, lo spione preferito dal comandante del Sismi Niccolò Pollari, che raccoglie schedature su magistrati, politici e giornalisti «rossi», il Cavaliere denuncia un complotto planetario dell’«Internazionale delle toghe rosse». La Svizzera, per protesta, blocca la ratifica del trattato sulle rogatorie con l’Italia. I giudici di tutta Europa insorgono. Per fortuna la legge è scritta coi piedi e non verrà mai applicata da nessun tribunale: contrasta con le prassi e con una mezza dozzina di convenzioni internazionali, che prevalgono sulle norme ordinarie. Intanto Tremonti escogita lo «scudo fiscale» per il rientro anonimo dei capitali illegalmente accumulati ed esportati all’estero. Nel gennaio 2002, il ministro Castelli tenta di trasferire il giudice Brambilla per far saltare il processo Sme. Il governo toglie la scorta a vari magistrati, tra cui Greco e la Boccassini. E abolisce di fatto il reato di falso in bilancio, per cui il premier è imputato in 5 processi: saranno tutti chiusi con la prescrizione o con la formula «il fatto non è più reato». In marzo chiede il trasferimento dei processi a Brescia: il Tribunale di Milano è infestato di toghe rosse e condizionato dai girotondi. Per propiziare il grande trasloco, vara a tappe forzate la legge Cirami che reintroduce il «legittimo sospetto». Ma nel gennaio 2003 la Cassazione lascia i processi dove sono: i giudici milanesi sono imparziali. Allora il premier che sta per diventare per 6 mesi presidente di turno dell’Ue, impone il lodo Maccanico-Schifani: uno scudo spaziale che rende le 5 alte cariche dello Stato invulnerabili da ogni processo per ogni reato, anche comune, anche commesso prima di assumere l’incarico. C’è anche la norma Boato, che vieta ai giudici di usare le intercettazioni in cui compare anche indirettamente la voce di un parlamentare senza il permesso del Parlamento. Toghe matte. Per evitare che la sentenza Sme-Ariosto arrivi prima del Lodo, il premier fa saltare le udienze inventando svariati «impedimenti istituzionali» e ricusando continuamente i suoi giudici (14 volte in tutto, tra lui e Previti). Ad abundantiam, spiega che i magistrati sono «antropologicamente diversi dal resto della razza umana», perché «se fai quel mestiere devi essere matto». Nel gennaio 2004 la Consulta dichiara incostituzionale anche il Lodo e il processo Sme al Cavaliere ricomincia. Allora passa la legge per accorciare la prescrizione dei suoi reati e, per estensione, anche per quelli degli altri: si chiama ex-Cirielli perché il promotore Edmondo Cirielli di An, visto come gliel’hanno stravolta, la sconfessa e non si trova nessuno che voglia darle il proprio nome. Prescritto in primo grado per la tangente al giudice Squillante, Silvio teme la condanna in appello: l’apposito Pecorella abolisce l’appello per le sentenze di proscioglimento. Le condanne invece restano appellabili. Ciampi respinge la legge: incostituzionale. Il premier la rifà uguale e la Consulta la cancella. Coa(li)zione a ripetere. Nel 2006, come sempre dopo aver governato, Berlusconi perde le elezioni. Ma sulla Giustizia rivince anche se ha perso. L’Unione gli regala subito un indulto extra-large di 3 anni per salvare Previti dagli arresti domiciliari. E gli attacchi ai giudici diventano pane quotidiano anche della sinistra, che crocifigge Clementina Forleo e Luigi de Magistris, rei di aver messo il naso in troppi malaffari trasversali. Così, nel 2008, Lazzaro risorge e torna a Palazzo Chigi per la terza volta. E per la terza volta si occupa dei suoi processi. Taglia le intercettazioni. Abolisce la cronaca giudiziaria.Sospende almeno 100 mila processi per sospendere il processo Mills, in attesa di varare il Lodo Schifani-bis e rendersi di nuovo invulnerabile. Chi l’avrebbe mai detto.
Subsonica - Nei Nostri Luoghi


Sull’orlo del fallimento di Bancomat
Debiti per 4 mila miliardi. Così la Fininvest ha rischiato il naufragio. Poi, la quotazione in Borsa. Ovvero: come diventare ricchi con i «comunisti» al governo. Era una domenica buia e tempestosa, la prima dell’ottobre 1993, quando ad Arcore Silvio Berlusconi convocò per cena i suoi colonnelli. Da Adriano Galliani a Fedele Confalonieri, da Giancarlo Foscalea Marcello Dell’Utri. La notizia era ferale «Franco Tatò è da domani il nuovo amministratore delegato della Fininvest». Gelo. Ma così parlò Berlusconi quella sera, quando la sua discesa nel campo della politica era ormai decisa e non poteva prescindere da una svolta nella guida dellaFininvest. La scelta di Tatò, che dal 1991 guidava la Mondadori, ma che era visto come il fumo negliocchi sia da Dell’Utri, sia da Foscale, aveva un ben precisosignificato: era il commissariamento della Fininvest, imposto dalle banche creditrici del gruppo. Perché? Semplice: perché il Biscione era letteralmente sull’orlo del fallimento.
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Marco Travaglio - Cortina di ferro per i delinquenti
vignetta di Molly Bezz
Emergenza Democratica
Stiamo vivendo una vera emergenza democratica, si militarizza il territorio, la legge sulle intercettazioni mette il bavaglio alla libera informazione e fa si che una quantità di reati di grave allarme sociale, come corruzione, concussione e usura, e tutti i reati contro l'amministrazione pubblica siano difficilmente idagati. Ora si prospetta un nuovo "Lodo Schifani" per garantire l' impunità al primo ministro. Liberacittadinanza invita i cittadini a mobilitarsi in difesa dei diritti garantiti dalla Costituzione
TUTTO PER SALVARLO di Pancho Pardi
AVVISO D'EMERGENZA di Furio Colombo
LA PARRUCCA DEL RE SOLE CHE GOVERNA IL BEL PAESE di Eugenio Scalfari
da Liberacittadinanza
di Stefano Corradino
"Iudex damnatur ubi nocens absolvitur" sentenziava Publilio Siro. Tradotto: "Quando il colpevole è assolto, è condannato il giudice". Se non fosse vissuto nel I° secolo a. C. l'aforisma di questo scrittore latino potrebbe riportare la data di oggi, un luminoso inno che celebra la reiterata impunità. Ma la storia ha valicato perfino la lirica e la letteratura: il colpevole presunto, o presunto innocente, si è assolto da solo prima del giudizio sospendendo per legge il processo che lo riguardava. E condannando i giudici gridando ancora al complotto delle toghe di estrema sinistra. Preventivamente, prima ancora che i giudici stessi intervenissero. E' la logica della box: chi mena per primo mena due volte... E così mentre il centro sinistra continua a lodare l'effetto taumaturgico delle elezioni sul Cavaliere trasformatosi di colpo da falco in colomba, da arrogante piazzista in gentile e laconico statista lui, il Cavaliere, dismette i panni del fair player e torna quello di sempre sferrando colpi con una sequenza feroce e progressiva degna del miglior Mohammed Alì. E tutto in una settimana: i decreti di espulsione per i clandestini, poi l'occupazione delle città da parte dei militari di pattuglia e dulcis in fundo lo stop alle intercettazioni e il carcere ai cronisti che le pubblicano. Una vera e propria militarizzazione del territorio e delle redazioni, come chiosava egregiamente Scalfari nel suo editoriale di domenica. Ieri il colpo fatale per chiudere il cerchio: la riedizione del Lodo Schifani. Nel decreto sicurezza ci piazza un emendamento che sospende i processi per reati meno gravi compiuti entro il giugno 2002. Guarda caso il processo Mills, quello in cui è accusato di aver corrotto il giudice inglese, riguarda un'ipotesi di reato compiuta proprio prima del giugno 2002. Decreti su decreti, una legge dopo l’altra. "Summum ius, summa iniuria": “massima giustizia, massima ingiustizia”, scriveva Cicerone. Ora che il trucco è svelato, che il fair play è smascherato, e che alle leggi ad personam il Cavaliere è tornato, qualcuno a sinistra a una reazione, ha pensato?
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