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Attacco a internet attacco alla democraziaAttacco a internet attacco alla democrazia L’attacco
finale alla democrazia è iniziato. Berlusconi e i suoi sferrano il
colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto
controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il
cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri
provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i medici dei
pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta
tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è stato
introdotto l‘articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o
istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. Il testo la
prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla
Camera l’articolo è diventato il nr. 60. “I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’
sterminata di reati,
che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico,
intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia,
alto tradimento in favore di una nazione straniera,
collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi..
responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…”
Pier Paolo Pasolini
(1975)
I deboli non combattono
quelli più forti lottano forse per un ora
quelli ancora più forti lottano per molti anni
ma quelli fortissimi lottano per tutta una vita
Costoro sono indispensabili
(Berltod Brecht)
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo
prestarsi in qualche modo a contribuire
a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
(Pier Paolo Pasolini)
Non vi e’ dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo non e’ stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione,
(Pier Paolo Pasolini)
L’Italia contro se stessa
L’Italia contro se stessa di Alexander Stille (giovedì 4 dicembre 2008) Gianni Alemanno, con un passato neofascista alle spalle, è stato eletto sindaco di Roma a fine aprile, due settimane dopo il ritorno al potere di Silvio Berlusconi e della sua coalizione con una consistente maggioranza ottenuta alle elezioni politiche nazionali. In seguito la stampa internazionale ha dato molta importanza alla folla di giovani neofascisti che ha fatto il saluto romano sui gradini del Campidoglio. Ma forse ancor più importante è stata la contemporanea parata di tassisti romani che suonavano trionfalmente il clacson, in giubilo non tanto per l’elezione dell’ex “bullo di quartiere” quanto per la sconfitta dell’amministrazione di centro-sinistra che aveva proposto di ampliare il numero delle licenze dei taxi. E’ risaputo che i taxi sono difficili da trovare a Roma. Il tentativo di migliorare i trasporti in città però andava contro gli interessi dei possessori delle licenze, che per i tassisti rappresentano un qualcosa di sicuro in un mondo incerto. La celebrazione dei tassisti ci mostra un paese in conflitto con se stesso, paralizzato, malfunzionante, arrabbiato, pauroso, intensamente insoddisfatto. ma che non vuole intraprendere la via di un qualsivoglia cambiamento che minaccerebbe il delicato tessuto di privilegi di questo o quel gruppo protetto. Un paese come l’Italia che è allo stremo a causa di un’imposizione fiscale pesante, ma che rimane in silenzio quando Berlusconi blocca la vendita della compagnia aerea nazionale, l’Alitalia, nonostante questa versi, come contribuente, in stato finanziario addirittura emorragico; un paese che detesta il governo, ma che si aspetta di avere un’educazione e un’assistenza sanitaria gratuita e che cerca vantaggi dalle opportunità offerte da un vasto sistema di patronato politico; un paese che si aggrappa al suo alto standard di vita e al suo welfare generoso, ma che fantastica di cacciare milioni di lavoratori stranieri che oggi producono qualcosa come il 10% del Prodotto Interno Lordo. La presenza lavorativa dei lavoratori stranieri è tuttavia la sola realistica speranza per il mantenimento del sistema pensionistico italiano in un paese in cui la popolazione diventa di anno in anno sempre più anziana. Che gli italiani potessero rieleggere Silvio Berlusconi precedente Presidente del Consiglio, bocciato solo due anni prima, non è così sorprendente come potrebbe sembrare. Il governo di centro-sinistra di Romano Prodi si è insediato nel 2006 dopo che l’Italia aveva vissuto cinque anni di crescita economica e produttiva quasi pari a zero. La continua autocelebrazione di Berlusconi andava di pari passo con la miriade di conflitti di interesse in cui è coinvolto come persona più ricca d’Italia e più grande proprietario di media, nonché più famoso imputato per reati di corruzione. Paralizzato il paese, erano in molti a ritenere che, con Berlusconi fuori gioco, l’economia sarebbe ripartita. Tuttavia, dal governo Prodi, che approdava nuovamente al potere con una sottile maggioranza di appena un voto al senato, ed una coalizione litigiosa ed eterodossa, era difficile aspettarsi di meglio. Non appena Prodi tentava di introdurre le riforme nell’economia, i membri di parte comunista della sua coalizione minacciavano di fare una rivolta. Poco tempo dopo, in risposta al tentativo di far passare una legge che permettesse le unioni civili di coppie gay (e non gay), il partito cattolico alla sua destra si ammutinava. Una delle poche cose che Prodi è riuscito a far passare è stata un’amnistia per i criminali, che era stata fortemente voluta da Berlusconi e che era stata disegnata in modo abbastanza chiaro per mantenere fuori di prigione Cesare Previti, l’importante avvocato d’azienda di Berlusconi, che era stato imputato per tangenti ai giudici. E così dopo poco tempo dall’entrata in carica, il pubblico italiano ha dovuto assistere allo spettacolo poco edificante di vedere liberati 26.000 criminali, molti dei quali sono rapidamente tornati a rubare, stuprare e uccidere, mentre un gruppo di criminali con i colletti bianchi, come Previti, è stato messo nella condizione di poter tornare a godere dei propri guadagni illeciti. In modo simile, il governo Prodi ha fatto passare un’altra legge, nuovamente con l’aiuto entusiasta di Berlusconi e della destra, per rendere illegale il reperimento e l’uso da parte dei Pubblici Ministeri di prove contro membri del Parlamento per mezzo di intercettazioni telefoniche della polizia. In altre parole, se la polizia seguisse le tracce di un pericoloso criminale e a questi capiti di chiamare il suo buon amico in parlamento, gli investigatori non potrebbero indagare sulle malefatte del potenziale criminale in parlamento, né tantomeno usare le intercettazioni contro di lui. In questo modo un’amministrazione che aveva promesso un governo alternativo e pulito rispetto a quello precedente di Berlusconi, è parsa all’elettorato come non più decisa del precedente nell’affrontare la corruzione, il sistema clientelare e l’infiltrazione della mafia nelle istituzioni. Le montagne di spazzatura seminate qua e là a Napoli e dintorni hanno continuato ad accumularsi sotto il governo Prodi così come sotto il governo Berlusconi. Ma ancor più importante per gli elettori, l’economia manteneva la situazione di stallo, unita ad un ancora maggiore instabilità politica. Disillusi, molti elettori italiani sono arrivati alla conclusione che c’era poca differenza tra i politici di sinistra e quelli di destra e che presi insieme erano semplicemente una casta corrotta, che da sé si perpetuava. Non si tratta solo di godere di straordinari privilegi e salari assurdamente alti, i politici rappresentano anche un vistoso buco per le risorse pubbliche. Il libro “La casta” riporta un tale stato delle cose. In cima alle classifiche di vendita tra i saggi per gran parte dell’anno, nel libro viene ci si chiede: perché l’Italia, con 1/5 della popolazione degli Stati Uniti, debba avere in Parlamento il doppio dei membri dei rappresentanti del Congresso americano? E perché i politici devono guadagnare il doppio, girare in automobili con autista, avere telefonini, viaggi in aereo e treno gratuiti, ottenere una pensione a vita anche dopo solo due mandati, oltretutto se molti di loro mantengono attività di lucro private e nemmeno si presentano sul posto di lavoro quando dovuto? La rabbia dell’elettorato italiano va molto oltre la delusione verso il governo Prodi che non ha pienamente meritato una tale, dura condanna pubblica. I problemi italiani, purtroppo, sono molto più profondi, più strutturali, e non facili da risolvere. Dalla fine della II Guerra Mondiale fino al 1990 l’economia italiana è stata una della più forti del mondo, non molto inferiore a quelle di Germania Ovest e Giappone, crescendo ad una media del circa 5% negli anni ‘50 e ‘60 e con un salutare 3% negli anni ‘70 e ‘80, disseminando prosperità, alfabetizzazione ed un generoso sistema di servizi e benefici in una terra come l’Italia con una lunga storia di avversità e miseria. Per gli studenti di politica contemporanea ciò offriva un affascinante paradosso. L’Italia restituiva l’immagine di un paese con un terribile sistema politico caratterizzato da un continuo vai e vieni di governi insieme a scandali, crisi di governo, livelli alti di corruzione, una burocrazia dispendiosa e inefficiente. Eppure, anno dopo anno, l’economia continuava a crescere. Nel 1989 il prodotto interno lordo dell’Italia era quasi uguale a quello della Gran Bretagna. Ma, negli ultimi 15 anni, questa combinazione precaria - di corruzione, malgoverno e crescita economica alta - si è bloccata. Il prodotto interno lordo è cresciuto ad una media dell’1,1% rispetto al 2,3% del Regno Unito, al 2,8% della Spagna, all’1,7% della media dell’intera UE. L’economia italiana, come conseguenza, è ora più piccola di quella inglese del 20% e, secondo recenti calcoli, è stata superata da quella spagnola. Le entrate disponibili sono state praticamente stagnate negli ultimi 15 anni, e il disequilibrio nei redditi è il più alto della UE, dal cui dato si ricava che lo standard di vita di molti è nei fatti diminuito. Due libri recentemente pubblicati offrono diagnosi radicalmente differenti l’una dall’altra riguardo a cosa starebbe non funzionando. Il primo “La deriva: perché l’Italia rischia il naufragio” del giornalista Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, è il seguito del loro best-seller “La casta”. Si tratta di una graffiante accusa nei confronti del sistema politico italiano e dei suoi devastanti effetti sul Paese. Il secondo “La paura e la speranza” è opera del Ministro delle Finanze di Berlusconi, Giulio Tremonti. Più che in qualsiasi altro Paese in Europa, argomentano Stella e Rizzo piuttosto persuasivamente, l’Italia ha un’elite prettamente maschile che sta invecchiando, che soffoca iniziative e cambiamenti in modo da perpetuare il proprio potere. Circa il 60% dei politici e dei sindacalisti italiani ha più di 70 anni. In Francia, al contrario, la percentuale è del 20%. Nei Paesi scandinavi circa del 38%. L’Italia ha anche i livelli più bassi di partecipazione femminile in politica e nei posti di lavoro fra i paesi europei. Quando i politici affermati non riescono a vincere le elezioni, riescono a farsi riciclare nelle posizioni di clientele locali, oppure nella sanità o nel parlamento europeo. Il risultato è una deprimente mancanza di ricambio nelle istituzioni italiane. Del resto, ciò non è vero solo in politica. Le Università, per esempio, che dovrebbero essere una parte essenziale nell’economia dell’informazione in quanto centri di innovazione, ricerca e meritocrazia, sono invece dei bastioni del privilegio e delle clientele in cui le decisioni riguardanti le assunzioni non sono aperte e corrette, ma sono continuamente truccate a favore di amici, relazioni o portaborse dei cosiddetti “baroni” (docenti ordinari universitari). Stella e Rizzo raccontano la storia del sistema delle assunzioni truccato nella facoltà di medicina dell’Università di Napoli, in cui i baroni locali falsificarono documenti in modo da garantire che i loro candidati favoriti, incluso il figlio del barone-capo, vincessero quello che si presumeva essere un bando di concorso aperto a tutti. Ma nonostante siano stati per l’ennesima volta ritenuti colpevoli, dopo una serie di contese legali durata 18 anni, i querelati hanno continuato a tenere il proprio posto che avevano vinto illegalmente. Addirittura dopo che i docenti malfattori hanno perso la causa all’ultimo grado di appello, il Ministero dell’Istruzione ha deciso di lasciar loro gli incarichi con un un atto scritto in perfetto burocratese: “Annullare un atto ministeriale non può essere eseguito in base alla sola necessità di restaurare la legalità”. La traduzione è: “Solo perché qualcuno è sottoqualificato ed è stato condannato non significa che non possa mantenere la sua cattedra universitaria”. La decisione, presa da Antonello Masia, direttore generale del Ministero, era abbastanza prevedibile da parte dei membri della casta per proteggere se stessi. Masia ha prestato servizio per 37 anni e ripete con piacere questa frase: “I ministri vanno e vengono, ma il direttore generale rimane”, vero e proprio mantra della burocrazia permanente che vede se stessa come immune dal controllo politico e dall’opinione pubblica. In questo sistema, i più brillanti e ambiziosi studenti, che hanno vinto borse di studio nelle maggiori Università negli USA, Gran Bretagna ed altrove, sono spesso trattati come se gli anni spesi all’estero siano da buttare dal momento che non sono rimasti in Italia aspettando in fila per ottenere l’appoggio dei baroni. Il risultato è stato una gran fuga di cervelli fuori dell’Italia. Università americane, francesi, inglesi, laboratori di ricerca, ospedali, compagnie sono pieni di giovani talenti italiani che si sono scocciati dell’Italia e l’hanno lasciata. Sempre più si ritrova in Italia una burocrazia egoista che mantiene il suo potere attraverso una giungla di regole e regolamenti ultracomplicati che rendono qualsiasi cosa estremamente difficoltosa, che fanno consumare tempo, e sono costose. Aprire un’attività in Italia in media costa 5.012 euro per i permessi necessari, e richiede 62 giorni in cui bisogna superare 16 diversi ostacoli burocratici. Nel Regno Unito costa 381 euro, 4 giorni e 5 procedure. Negli USA, costa 167 euro, 4 giorni e 4 procedure. Portare a termine un grosso incarico pubblico in Italia (ad esempio della cifra di 50 milioni di euro o più) richiede una media di 2.137 giorni che significa quasi 6 anni. In Spagna ci sono voluti solo 3 anni per estendere la metropolitana di Madrid di circa 56 km con 8 stazioni di cambio e 28 stazioni ordinarie. Creare la rete dell’Alta Velocità in Italia costa più di 4 volte quanto speso in Francia o Spagna e quella esistente è lenta. Un treno che va da Madrid a Barcellona ci mette solo 2 ore e 20 minuti, mentre a viaggiare tra Milano e Roma si impiega il doppio del tempo, anche se la distanza è leggermente inferiore. Stella e Rizzo sono sono nel giusto quando percepiscono che un tale fallimento sia pervasivo tanto da creare una potente sinergia negativa in quasi tutti gli aspetti della vita italiana. La paralisi del sistema giudiziario mette in pericolo il ruolo di base della legge, uno dei pilastri del funzionamento del sistema economico. La lunghezza media per risolvere una vertenza su di un contratto non rispettato è di 1.210 giorni (quasi 4 anni), mentre in Spagna (il secondo peggiore Paese in lista) è di soli 515 giorni; in Francia è di 331 giorni; in Gran Bretagna di 217 giorni. In Italia ci si mette la durata astronomica di 90 mesi (quasi 8 anni) per impedire il riscatto di un’ipoteca di una persona che non paga più il mutuo. In Spagna dura mediamente 11 mesi, in Danimarca 6. Un sistema così lento e farraginoso sembrerebbe pura follia, ma ci sono delle ragioni che lo spiegano. La moltiplicazione delle procedure, dei permessi, delle regole e delle strettoie burocratiche crea un numero straordinario di punti di pressione nei quali l’amministrazione può controllare, eliminare, ritardare o accelerare un progetto. Ognuno di questi è per un burocrate o un politico un’opportunità in più per esercitare il potere e sfruttare il sistema di clientele per la concessione e richiesta di favori. Un’autostrada che costa il doppio di quanto stabilito in partenza ha i suoi vantaggi (non solo per i politici che ottengono tangenti, ma per tutti coloro che vi lavorano attorno). Non ha gli stessi vantaggi il resto del paese, che deve avere a che fare con infrastrutture di second’ordine - da porti, autostrade e ferrovie maltenuti o malfunzionanti, a cellulari ed elettricità molto cari - uniti ad una pesante imposizione fiscale, servizi scarsi ed un sistema di promozione che è diventato l’esatto opposto della meritocrazia. Non sorprende che l’Italia a partire dal 2001 sia scivolata dal 24esimo al 41esimo posto nella lista dell’indice di competizione globale (GCI). Non è una pura questione di corruzione istituzionalizzata. Purtroppo, il problema va ancora più in profondità. In un capitolo Stella e Rizzo parlano della tendenza di ogni gruppo italiano a formare un “ordine” o “gilda”; la lealtà ad un gruppo spesso vince ogni senso di bene comune. Perciò il direttore generale del Ministero dell’Istruzione che rifiuta di licenziare i professori che sono entrati in modo irregolare nell’Università si comporta come se non stesse compiendo un atto di corruzione al livello personale, ma agisce per fedeltà ad una gilda, non favorendone pertanto un’altra, ad esempio, in tal caso quella dei magistrati, che potrebbe interferire negli interessi di quella propria. A causa delle differenti ideologie ci sono gruppi di pressione di tutti i tipi che cospirano per rendere l’efficienza impossibile. Come molte altre nazioni europee l’Italia ha delle risorse energetiche naturali molto scarse e deve importare quasi tutto il petrolio ed il gas (un ulteriore peso sull’economia). Altri paesi europei hanno investito seriamente nell’energia alternativa. La Spagna ottiene il 7,5% della sua energia dall’eolico, mentre l’Italia non produce che l’1%. La Germania utilizza 75 volte di più l’energia solare rispetto all’Italia sebbene quest’ultima abbia ovviamente molta più energia solare da sfruttare. La Francia genera il 68% della propria elettricità dal nucleare, che l’Italia non possiede affatto. L’Italia, semplicemente, non ha una politica energetica. Mentre Stella e Rizzo restituiscono una descrizione del problema tanto convincente quanto sconvolgente, essi non spiegano perché le cose sono peggiorate. Il sistema italiano non era di certo un modello di efficienza e virtù tra la fine della II Guerra Mondiale e gli anni ’80, durante i quali il paese comunque era tra quelli che mostravano una crescita tra le più veloci del mondo. Cosa è cambiato che ha reso il sistema italiano quel peso morto che dà l’impressione di essere diventato? Il declino economico dell’Italia è divenuto visibile negli anni ’90, un periodo che coincideva con l’unificazione economica dell’Europa, l’adozione dell’euro e lo smantellamento di un regime tariffario che proteggeva molte merci italiane dalla competizione straniera, specialmente dall’Asia. L’Italia è stata colpita più fortemente che altri paesi da tali cambiamenti. In un regime di mercato vecchio e protetto pesantemente, la connessione con l’establishment politico conferiva vantaggi notevoli: il governo italiano comprava macchine Fiat e computer Olivetti, sussidiava la costruzione di nuovi stabilimenti e teneva fuori la competizione giapponese. Durante periodi di rallentamento economico, la lira veniva svalutata per rendere più economici i prodotti italiani e quindi più competitivi all’estero. Ma dopo il 1992, gli italiani iniziarono a competere all’improvviso con il mondo intero e il governo italiano, unendosi al regime monetario europeo, aveva perso il suo potere di utilizzare la svalutazione della lira quando le cose andavano male. Più che in altri Paesi europei l’Italia è stata sensibile alla competizione da parte delle economie asiatiche a basso costo. L’economia italiana è composta da uno straordinario tessuto di aziende a conduzione familiare che producono articoli nel campo del tessile, dell’abbigliamento, delle scarpe, dei mobili, che generalmente non richiedono grandi quantità di capitale da investire e di tecnologia da utilizzare e che pertanto sono vulnerabili a concorrenti che pagano salari bassi. L’Italia è presente in misura minima nel campo dell’industria basata sulla conoscenza (biotecnologie, finanza, aerospaziale, alta velocità, hardware e software dei computer) che è meno condizionata dai mutamenti del mercato rispetto alle economie a basso salario. Sotto questo aspetto, la miopia dei leader politici italiani porta con sé più d’una responsabilità. Il Paese investe molto meno degli altri paesi europei nella ricerca e nella tecnologia; l’Italia offre i dati peggiori del continente per quanto riguarda i ricercatori scientifici, la percentuale di laureati universitari e il numero di brevetti rilasciati ogni anno. La corruzione e l’inefficienza pare essere diventata ancora peggio negli ultimi anni. Negli anni ’50, Stella e Rizzo scrivono, il paese ha costruito in 8 anni la sua autostrada principale, l’Autostrada del Sole, da Milano a Napoli. Ma riparare la più breve autostrada Salerno-Reggio Calabria, un progetto non ancora finito, ha già richiesto più di 25 anni ed è costato 5 volte di più per chilometro rispetto alla costruzione dell’Autostrada del Sole. Un altro problema che ha caratterizzato il periodo dopoguerra è stato l’effetto virtuale di un solo partito al potere. Il dominio ininterrotto della Democrazia Cristiana e la serie di partiti satellite, dal 1946 al 1993, sono serviti da terreno fertile per la corruzione, mentre i governi si sono accollati debiti che solo ora appaiono gravosi. Nonostante il proprio dominio, la DC era abbastanza cooperativa in questi anni con l’opposizione politica, specialmente con il Partito Comunista Italiano. I movimenti di protesta della fine degli anni ’60 e ’70 spinsero la DC ad allargare il welfare italiano in modo da affievolire la tensione sociale, creando molti dei sistemi che sono ora cresciuti incontrollatamente. Gli altri paesi europei hanno creato programmi sociali simili, ma il debito italiano è oggi il doppio della media europea. Interessando più del 100% del PIL, il debito pubblico rende il governo poco propenso a tagliare le tasse o a spendere utilmente per educazione, ricerca e sviluppo. Alcune industrie hanno in passato istituito ciò che si chiamano le “baby-pensioni”, che permettono a centinaia di migliaia di italiani di andare in pensione con quasi il massimo nonostante abbiano ancora tra i 30 e i 50 anni. L’Italia ha quasi mezzo milione di persone che sono andate in pensione secondo questa modalità e che lo sono da 40 anni. E’ in gran parte per coprire tali costi che si è creato questo enorme buco di debiti che inghiotte il 10% del PIL. A danneggiare l’Italia è stato in particolar modo l’influenza del leader del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi, che era determinato ad ottenere accesso al denaro e al patronato politico per espandere il potere del suo piccolo partito. “Porta dentro voti e soldi” Craxi disse ad uno dei suoi uomini nominandolo all’assemblea della compagnia nazionale dell’elettricità (ENEL). Ansioso di diventare un grande partito capace di competere con la DC e con i comunisti, Craxi e i suoi uomini sono riusciti a codificare la corruzione per un sistema ad un livello e ad un tipo di rapacità che era di fatto nuova. Il risultato fu una corsa sfrenata nella corruzione che progressivamente è uscita fuori controllo: il sistema giudiziario era lento e inefficiente, i parlamentari godevano di impunità da indagini, i politici non andavano mai realmente in prigione. I politici che rubavano avanzavano più rapidamente. Craxi stesso è divenuto il ministro italiano che ha servito più a lungo la carica di Presidente del Consiglio (1983-1987) prima di Berlusconi. E’ fuggito poi in Tunisia nel 1994, una volta divenuto chiaro che le condanne lo avrebbero portato in galera. La lunga permanenza al potere dello stesso gruppo di partiti in Italia significa, più che altrove, che il sistema politico non è stato ripulito e che i partiti di governo sono in grado di orchestrare un sistema dove i politici mettevano le dita sui punti nodali dell’economia. Ogni progetto, dalla costruzione di un ponte all’apertura di un negozio, all’aggiunta di un bagno in casa, dipende da un amico al potere. Oltretutto, il potere del crimine organizzato in Italia è molto maggiore rispetto agli altri grandi stati europei, rappresentando circa il 7% del PIL, facendone quindi uno dei settori di affari più prolifici nel Paese. Nell’Italia meridionale, in cui il crimine organizzato è maggiormente radicato, si pilotano i contratti dei lavori pubblici, rallentando i progetti in modo da spremere lo Stato quanto più possibile e mettendo in fuga gli affari legali anche di investitori stranieri, che non vogliono essere soggetti a estorsione. In 8 delle 20 regioni italiane – l’intero Sud dell’Italia comprese Sicilia e Sardegna – non c’è praticamente nessun investimento di capitale straniero. Non è quindi un caso che il maggiore vincitore delle recenti elezioni sia stata la Lega Nord, un partito di destra che ha indirizzato molta della sua rabbia verso il sistema di patronato dell’Italia meridionale e verso lo Stato centralizzato e corrotto che lo mantiene al potere. La domanda chiave della Lega è quella di un federalismo fiscale che permetterebbe alle comunità locali di mantenere una parte significativa delle entrate e di limitare massicciamente il flusso di soldi da nord a sud. Il partito della Lega ha raddoppiato i propri voti a livello nazionale (dal 4 all’8,2%), ottenendo più del 21% dei voti in Lombardia e più del 27% per cento in Veneto, le più alte percentuali in un sistema elettorale proporzionale con più partiti. Un elettorato arrabbiato ha scelto il partito italiano più arrabbiato. Allo stesso modo, le elezioni di aprile hanno eliminato molti piccoli partiti del paese. Gli elettori sono sembrati volerli decisamente punire per aver ostacolato i lavori. Il Partito Comunista Italiano (Rifondazione Comunista), presente dall’inizio del secondo dopoguerra, è scomparso così come altri partiti della sinistra. Questi ultimi sono stati percepiti, non senza verità, come “partiti del no” determinati a bloccare qualsiasi iniziativa di riforma strutturale dell’Italia negli ultimi anni. Le cose andranno meglio per gli italiani con il nuovo governo Berlusconi? C’è una profonda contraddizione nella sua coalizione che raggruppa la Lega Nord e il Popolo delle Libertà di Berlusconi, quest’ultima una fusione del suo vecchio partito, Forza Italia, ed un partito di destra, Alleanza Nazionale. I sostenitori della coalizione provengono da due aree molto differenti, il nord e il sud, ed è debole solo nella “cintura rossa” nel centro, che tradizionalmente votava sinistra. Ma nel nord, dove la Lega Nord è forte, gli elettori non si fidano dello Stato centrale e della sua dipendenza dalla corruzione e dal sistema di patronato mafioso; mentre nel sud, la base del potere di Berlusconi deriva precisamente da questo sistema con tutta la corruzione e i legami con la criminalità organizzata che lo caratterizzano. Uno dei libri più divertenti e più di successo dell’anno sulle elezioni “Se li conosci li eviti” di Peter Gomez e Marco Travaglio, è una specie di almanacco dei peggiori candidati in lista per le elezioni lo scorso aprile, corredato di lunghi schedari contenenti i trascorsi criminali di molti di loro. Nel caso del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, agli autori servono letteralmente un centinaio di pagine per documentare il numero di candidati che sono stati arrestati o investigati con accuse che vanno dalla collusione mafiosa all’estorsione e alla frode. Credere che queste persone ripristineranno il ruolo della legge ed elimineranno il sistema di patronato, corruzione e infiltrazione di organizzazioni criminali nello stato, è ai limiti del credibile. Berlusconi è il principale erede politico del suo amico Bettino Craxi ed è riuscito ad evitare la campagna anticorruzione conosciuta come Mani Pulite - che ha condannato Craxi per corruzione – che minacciava lui e le sue varie aziende. Più che qualsiasi altro italiano, egli è responsabile per il blocco del sistema giudiziario italiano. Un indizio rivelatore di quello che potrebbe riservare il nuovo governo Berlusconi ce lo dà “La paura e la speranza” di Giulio Tremonti, che è diventato un bestseller a sorpresa. Tremonti, ex uomo di sinistra che ha trovato fama e fortuna nella destra, è l’attuale (e precedente) Ministro delle Finanze di Berlusconi. Il suo libro sembra più una polemica antiglobalizzazione alla Naomi Klein piuttosto che l’analisi del Ministro delle Finanze di un governo conservatore. Tremonti attacca quello che egli definisce “marketism” - la feticizzazione del mercato, la riduzione di tutti i valori umani a dollari e centesimi - e denuncia l’apertura dei mercati europei alla competizione asiatica, che a suo parere è stata catastrofica per la produzione italiana. Tremonti si augura una politica “d’identità”, con la quale il Ministro intende un qualche tipo di politica industriale disegnata per rafforzare le istituzioni italiane e i loro valori. Questo è un messaggio invitante lanciato agli italiani a cui non dispiace imputare i propri problemi a qualche minaccia esterna o a lavoratori stranieri. Quale identità politica intenda Tremonti per la gestione dell’economia, comunque, risulta evidente dalla difesa a tutti i costi della compagnia aerea nazionale, l’Alitalia, anche se la questione rappresenta il punto forse più saliente di cosa non va in Italia. L’Alitalia perde centinaia di milioni di dollari ogni anno ed è tenuta a galla solo grazie ai contribuenti. Alitalia ha i costi più alti e la più bassa efficienza rispetto ai suoi principali concorrenti ed il suo sostegno da parte del governo italiano è in diretta violazione delle direttive UE in materia di prevenzione della concorrenza sleale. Nella prima parte dell’anno, il Governo Prodi, malgrado l’opposizione da parte dei suoi sostenitori nel sindacato, si è adoperato per vendere Alitalia ad Air France, a condizioni estremamente vantaggiose. Ma Berlusconi, il cosiddetto liberista, ha obiettato, dichiarando che l’Alitalia doveva rimanere italiana, accennando al fatto che i suoi due figli, che gestiscono gli affari mentre lui occupa di politica, sarebbero potuti venire in aiuto comprando la compagnia aerea nazionale e avanzando poi la proposta di un gruppo di uomini d’affari italiani che potrebbero essere stati interessati all’acquisto, se ben informati sui possibili vantaggi. Va notato che i leader della Lega Nord si sono opposti alla vendita, asserendo che la cosa sarebbe equivalsa all’invasione medioevale di Federico Barbarossa nell’Italia settentrionale. Si sono dichiarati preoccupati in particolar modo del fatto che la prima mossa di Air France sarebbe stata di eliminare Malpensa come “hub” principale per via delle sue consistenti perdite. La Lega ha dimostrato in tal modo di non volere staccarsi dal sistema clientelare italiano. Ora che Alitalia è sull’orlo della bancarotta, Berlusconi si sta organizzando per vendere la compagnia ad un consorzio italiano in modo da guadagnare così fiducia e contratti. L’affare finale sarà molto più costoso per i contribuenti italiani che non la vendita ad Air France e comporterà maggiori tagli del personale (ed anche questa possibilità pare di nuovo essere in dubbio). Difficilmente ci si aspetterebbe una cosa del genere da un Presidente del Consiglio che dice di tenere sul comò la foto di Margareth Thatcher. Così come con le sue due precedenti incarnazioni da Primo Ministro nel 1994 e nel 2001, Berlusconi non è nuovamente riuscito a mostrare di saper gestire i problemi nodali e di fare scelte decisive. Al contrario, ha fatto passare leggi che permettono ad uno dei suoi canali televisivi di mantenere la frequenza che avrebbe dovuto invece cedere - secondo il regolamento europeo e secondo le leggi italiane - ad un concorrente o, in alternativa, passare al satellite. Berlusconi ha anche proposto una legge per impedire le intercettazioni della polizia in qualsiasi caso eccetto in quelli riguardanti terrorismo o crimine organizzato - dunque in caso di tangenti, corruzione e frode non si possono effettuare intercettazioni – ed una legge e per condannare fino a 5 anni i giornalisti che pubblicano intercettazioni. Soprattutto, la nuova coalizione, in particolare la Lega Nord, ha puntato molto sulla paura verso l’immigrazione straniera. Uno dei leader della Lega, ora Ministro, ha chiesto di indire la “giornata del maiale” a Bologna dal momento che la città stava per far erigere una nuova moschea per i concittadini musulmani. Lo scopo era quello di inquinare il posto con maiale e prosciutto in modo da renderlo inutilizzabile per una moschea. Uno dei poster per la campagna della Lega Nord mostrava un’immagine di un indiano americano con una lacrima che gli scorreva sulla guancia con su scritto lo slogan “hanno subìto l’immigrazione e ora vivono in riserve”. Il nuovo governo ha guadagnato popolarità attraverso le retate di immigranti clandestini e l’imposizione di impronte digitali a bambini zingari. Gli immigrati pagano per una percentuale di crimine non proporzionata, ma la criminalità è molto bassa tra gli immigrati legali. La semplice realtà tuttavia è che gli immigrati sono diventati il pilastro dell’economia italiana. Sebbene rappresentino il 6% della popolazione, essi da soli producono il 10% del prodotto interno lordo. Generalmente gli immigrati appartengono ad una fascia produttiva in età lavorativa, mentre l’Italia intera è un Paese in cui vi sono sempre più anziani ed in cui 1/5 della popolazione è in pensione. I lavoratori stranieri rappresentano qualcosa come il 20% della forza lavoro nelle industrie in settori di edilizia e agricoltura, anche in Lombardia, il nucleo del sentimento anti immigrati della Lega Nord. Una retorica dura anti-immigrati sarà pure ottima per fare della propaganda efficace, ma è un controsenso se si osserva la realtà economica e demografica del Paese. C’è più di un motivo per poter credere che il terzo governo Berlusconi possa far più dei due precedenti. Berlusconi è ritornato al potere con una grande maggioranza in parlamento e una più forte coalizione con un numero inferiore di partner di governo con cui dividere il potere. Molti governi italiani, come lo scorso governo Prodi, sono stati indeboliti da negoziazioni senza fine con partner che hanno reso quasi impossibile una linea politica decisa e trasparente. All’età di 71 anni, con due amministrazioni senza successo alle spalle, Berlusconi sta pensando alla sua eredità e gli farebbe piacere mantenere la sua promessa di lasciare l’immagine di uomo che ha salvato l’Italia dai suoi problemi. Inoltre, la Lega Nord, ha puntato tutto sull’idea di federalismo fiscale, conosciuta in Italia come “devolution”, ossia un consistente aumento dell’autonomia regionale e locale. Si sta tentando di elaborare i dettagli di questa linea politica; se fatta intelligentemente, potrebbe dare un salutare scossone al Paese; se fatta malamente, potrebbe destabilizzare il sistema politico italiano e rendere l’attuale crisi ancora peggiore. Ma vista la profonda paralisi del Paese - e in assenza di altre idee migliori - potrebbe valer la pena provare. Eppure il federalismo fiscale incontrerà il problema della dura opposizione da parte del sistema clientelare dell’Italia meridionale, fonte dalla quale Berlusconi riceve molti dei suoi voti. Dal canto suo, Berlusconi ha mostrato poco coraggio nell’affrontare il rischio dell’impopolarità su questioni prettamente politiche. Ad esempio, ha recentemente ritirato la proposta di riforma della scuola che ha suscitato proteste nelle strade. La riforma era di dubbio valore - concerneva in particolar modo tagli alle spese - ma intraprendeva anche azioni contro interessi radicati, per esempio, attraverso la chiusura di servizi sottoutilizzati in aree isolate. L’esperienza non è di buon auspicio per Berlusconi e la sua volontà di cambiare il sistema italiano. da The New York Review of Books Tradotto da ITALIA DALL'ESTERO “I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’
sterminata di reati,
che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico,
intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia,
alto tradimento in favore di una nazione straniera,
collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi..
responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…”
Pier Paolo Pasolini
(1975)
I deboli non combattono
quelli più forti lottano forse per un ora
quelli ancora più forti lottano per molti anni
ma quelli fortissimi lottano per tutta una vita
Costoro sono indispensabili
(Berltod Brecht)
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo
prestarsi in qualche modo a contribuire
a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
(Pier Paolo Pasolini)
Non vi e’ dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo non e’ stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione,
(Pier Paolo Pasolini)
Il patto tra Stato e mafia é molto stretto. Intervista ad Andrea Camilleri
"Il patto tra Stato e mafia é molto stretto". Intervista ad Andrea Camilleri di Irene Hernandez Velasco da Che Dicono Di Noi ROMA.- Andrea Camilleri (Sicilia, 1925) é un caso degno di studio scientifico. Il venerato scrittore italiano, creatore del famoso commissario Montalbano, confessa di fumare circa 60 sigarette al giorno. Ed eccolo qui, ad 83 anni, in discreto stato di salute, e con una invidiabile luciditá mentale. a lavorare freneticamente. La prova sta nei cinque nuovi libri, cinque, che ha giá pubblicato quest'anno: "Il bacio della sirena", "L'opera di Vigata", "La pensione Eva" e "Voi non sapete". L'ultimo si chiama "La morte di Amalia Sacerdote", sará pubblicato domani e, curiosamente, prima in spagnolo che in italiano. Il motivo: ha vinto il premio per novella noir che concede la casa editrice RBA. Ma, nonostante sia un libro con il solito omicidio, le investigazioni della polizia e tutti gli ingredienti del genere noir, é molto di piú. "La morte di Amalia Sacerdote" é un ritratto da far venire i brividi dell'Italia odierna, l'Italia di Berlusconi. Domanda.- Nel libro, ambientato in Sicilia, lei parla di raccomandazioni, scambi di favori, censura nella televisione pubblica, politici locali che fanno il bello e il cattivo tempo e che sono in relazione con la mafia..E' un ritratto della sola Sicilia o di tutta l'Italia? Risposta.- Aveva ragione chi diceva che senza la Sicilia non si puó capire l'Italia. La Sicilia enfatizza sempre i problemi italiani, ma i problemi italiani non sono diversi da quelli della Sicilia. Fino a pochi mesi fa abbiamo avuto come presidente regionale un signore chiamato Totó Cuffaro che é stato condannato a cinque anni di carcere per avere avuto relazioni con la mafia, e che ha festeggiato con i cannoli (dolce tipico siciliano) la condanna a cinque anni perché se ne aspettava 10. E abbiamo un ex-presidente del consiglio come Giulio Andreotti di cui il Tribunale Supremo, la maggior autoritá nella giustizia italiana, ha sentenziato che fino al 1980 abbia mantenuto relazioni con la mafia, anche se non l'hanno potuto condannare per decorrenza dei termini. E questo stesso signore domenica leggeva la Bibbia vicino al Papa in una chiesa di Roma. Non sto scoprendo nulla di nuovo quando scrivo romanzi cosí. D.- Il ministro italiano dell'Interno, Roberto Maroni, ha assicurato recentemente che la Camorra é in guerra civile con lo Stato. Condivide questa opinione? R.- No, e mi disturba moltissimo questo paragone. In Italia non c'é mai stata una guerra civile. Alcuni chiamano guerra civile la Resistenza, ma la Resistenza era inizialmente contro i tedeschi, non contro i fascisti. In Spagna avete avuto una guerra civile, e per 30 anni non ne avete voluto sentir parlare, perché é una cosa terribile e tremenda. Quello che c'é in Italia é una guerra di bande mafiose contro lo Stato, ma guerra civile é una parola troppo grossa per essere utilizzada per quattro camorristi contro i quali basterebbe un pó meno di compiacenza politica per vederli distrutti. D.- A che si riferisce? R.- La collusione tra Stato e forze mafiose é molto stretta. Come si puó combattere la mafia se abbiamo in parlamento 10 deputati che hanno relazioni con la mafia? La mafia é un tumore la cui metastasi é arrivata dappertutto, parlamento incluso, dove sono coloro che si suppone debbano fare leggi contro la mafia. D.- Il suo libro é molto critico con i mezzi di comunicazione, specialmente con le informazioni date in televisione... R.- Sí, perché manipolano la realtá. E in vari modi. Mi interessava sottolineare l'importanza della televisione in Italia. Questo é un paese che legge pochissimi giornali. L'italiano medio si informa solo attraverso la televisione. D.- E ritiene che questo faccia dell'Italia un paese manipolabile? R.- Sí, come si é giá visto. Perché altrimenti non si spiegherebbero alcuni fenomeni. D.- Si riferisce al fenomeno Berlusconi? R.- È uno che possiede tre televisioni nazionali e che ha influenza in altre due statali, cosí che me lo dica lei! Berlusconi preparó il suo sbarco al potere non quando irruppe nella scena politica nel 1993, bensí 20 anni prima, quando inizió con la televisione privata e si occupó di abbassare il livello medio degli italiani. Non é un caso che l'Italia sia al 33° o al 34° posto nella classifica mondiale dell'informazione veritiera e indipendente. D.- Considera Berlusconi la reincarnazione del fascismo, come ritiene qualalcuno? R.- Berlusconi non é il fascismo. Berlusconi é superficiale. Ma ció che é vero é che non riusciamo a scrollarci il fascismo di dosso. Porca miseria...nel 1945 lessi un articolo del giornalista Herbert Matthews intitolato: "Non l'avete ucciso". Voleva dire che noi italiani pensavamo che per avere appeso Mussolini a Piazzale Loreto avevamo finito con il fascimo, ma che non era cosí e che questo sarebbe durato per decadi. Aveva ragione: ancora oggi il fascismo vive fra noi. D.- Quando dice che Berlusconi é superficiale, vuole dire che é carente in ideologia? R.- Esattamente. Ma non mi interpreti male: Berlusconi é il nemico. É un marziano, viene da un altro mondo. Non é un politico. Non é nemmeno un essere umano... É un tipo ridicolo. Non é ridicolo che dobbiamo pagargli le amanti che lui fa ministro? Non é incredibile che gli paghiamo gli avvocati, perché li ha messi tutti in parlamento e hanno lo stipendio da deputati? Non é ridicolo che dice di dormire tre ore a notte e che ne dedica altre tre a fare l'amore? Ha 72 anni, etá che io ho avuto diverso tempo fa, e le assicuro che a quest'etá neanche col Viagra... D.- Nel suo nuovo libro ci sono un paio di personaggi che mettono in relazione i crimini con l'immigrazione. Ha voluto rappresentare l'ambiente di paura per gli stranieri che in questo senso si vive in Italia? R.- L'Italia é un paese razzista, e lo é stato sempre. Governi di destra, come questo che abbiamo, non fanno altro che alimentare la paura per il diverso, la xenofobia continua su Che Dicono Di Noi IL blog si è trasferito qui Dirott@menti Cors@ri La clandestinità è reato. Un altro spot del governo
La clandestinità è reato. Un altro spot del governo di MAZZETTA Varato il decreto che istituisce il reato di clandestinità, si attende ora di vedere come l'intero apparato statale riuscirà a far finta che la norma non sia mai entrata in vigore. La Banca Rasini
Quando l’animatore turistico e nullatenente Silvio Berlusconi scende nelle costruzioni immobiliari, nessuno lo conosce e nessuno sa a tutt’oggi dove ha preso l’enorme somma di denaro necessaria a diventare palazzinaro. Ha 25 anni, il giorno prima e’ un venditore di scope elettriche a domicilio, il giorno dopo fondala Cantieri Riuniti Milanesi Srl insieme al costruttore Pietro Canali e parte comprando un terreno in via Alciati a Milano, per 190 milioni di lire, grazie alla fideiussione del banchiere Carlo Rasini, titolare e cofondatore della Banca Rasini, nella quale lavorava il padre di Silvio. Due anni dopo fonda la Edilnord Sas, in cui e’ socio d’opera accomandatario, mentre Carlo Rasini e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico sono soci accomandanti. In quest’azienda, Carlo Rezzonico fornisce i capitali attraverso la finanziaria Finanzierungsgesellschaft für Residenzen AG di Lugano. Gli anonimi capitali della finanziaria svizzera vengono in parte depositati presso l’International Bank di Zurigo e pervengono alla Edilnord attraverso la Banca Rasini. IL blog si è trasferito qui Dirott@menti Cors@ri La coscienza a posto: apologo sull’onestà nel Paese dei corrottiLa coscienza a posto: apologo sull’onestà nel Paese dei corrotti da Uguale Per Tutti Con riferimento alle domande che tanti si fanno sul “a che serve?”, “ma ne vale la pena?”, iniziamo l’anno nuovo proponendovi uno scritto di Italo Calvino.
continua su Uguale Per Tutti Ora é tutto permessoOra é tutto permesso di Massimo Fini Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano. Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? continua su ComeDonChisciotte Le accuse di Berlusconi e le colpe del Corrierevignetta di Molly Bezz Le accuse di Berlusconi e le colpe del Corriere di Massimo Fini Blandamente criticato da Stampa e Corriere della Sera per una misura in fondo marginale come l'aumento dell'Iva a Sky (che non è come dice Veltroni, una Tv per tifosi squattrinati - quelli vanno allo stadio, in curva - ma per gente benestante) Silvio Berlusconi ha affermato che i direttori di questi due giornali dovrebbero cambiare mestiere. Il presidente del Consiglio ha detto testualmente: "In tanti dovrebbero cambiare mestiere, direttori di giornali e politici, ho visto che la Stampa ha titolato "Berlusconi contro Sky", ho visto le vignette del Corriere della Sera, ma che vergogna... dovrebbero avere tutti più rispetto per se stessi e fare un altro mestiere". letto su Cani Sciolti Saladino, spunta l’agenda con i nomi dei politiciLa testimone: «In almeno tre occasioni Antonio mi parlò di incontri avuti con Mancino» da Corrieredellasera.it del 5 dicembre 2008 continua su Uguale Per Tutti Il voto di scambio alla luce del sole del candidato governatoreIl voto di scambio alla luce del sole del candidato governatore di Antonello Tomanelli (avvocato) Che in alcuni enti locali avvengano assunzioni in massa nell’imminenza di una consultazione elettorale, è cosa risaputa. Ma mai era accaduto che una simile pratica divenisse oggetto di uno spot elettorale. E’ il caso di Gianni Chiodi, candidato del Pdl a Governatore dell’Abruzzo, che in piena campagna elettorale si è fatto riprendere mentre esorta gli abruzzesi a recarsi nei giorni 22 e 23 novembre “alla bancarella di Gianni” per quello che definisce “censimento della formazione e dell’imprenditorialità”. A chiarire l’iter da seguire alla bancarella di Gianni (che sarebbe il gazebo elettorale) è una voce femminile fuori campo, accompagnata da un sottofondo musicale che non può non infondere speranza. Gli interessati dovranno compilare un modulo che riporta le generalità, il titolo di studio, l’attività attualmente svolta, le aspirazioni professionali, l’attitudine al lavoro d’équipe e un breve curriculum. Addirittura viene richiesta la firma per l’utilizzo dei dati personali. Il candidato Governatore prosegue rassicurando il giovane telespettatore che “entro il 31 gennaio 2009” verrà “convocato per la selezione e per il programma di formazione”. Quasi Chiodi non fa in tempo a finire la frase, che ritorna la voce femminile fuori campo: “Il 30 novembre e il 1° dicembre vota Gianni Chiodi, il presidente della rinascita”. Il target cui si indirizza lo spot elettorale è evidenziato dal titolo, più volte richiamato: “Tutti i giovani del presidente”. Lo spot finisce subito su youtube. E, per qualche ora, anche sul sito dello stesso candidato Governatore. Non fa in tempo ad entrare nel circuito delle televisioni locali, perché evidentemente qualcuno fa capire a Gianni Chiodi l’enorme sciocchezza che ha commesso. Il più inviperito pare Francesco Storace, che preannuncia una denuncia alla procura della Repubblica. E Chiodi non può far altro che tentare una penosa difesa, parlando di “censimento”. In effetti, Storace ha ragione. Quello spot elettorale realizza chiaramente gli estremi del cosiddetto “voto di scambio”. Il reato è ben descritto dall’art. 86 del Dpr n. 570 del 1960, il quale punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni “chiunque, per ottenere a proprio od altrui vantaggio […] il voto elettorale o l’astensione, dà, offre o promette qualunque utilità ad uno o più elettori”. Nello spot Chiodi invita i telespettatori a recarsi, pochi giorni prima delle elezioni, presso la propria “bancarella” lasciando generalità, residenza, curriculum, aspirazioni professionali. Insomma, invita a quella che può sostanzialmente definirsi una domanda di lavoro. Una domanda alla quale, entro il 31 gennaio 2009, farà seguito, secondo le inequivocabili parole di Chiodi, la convocazione “per la selezione e per il programma di formazione”. Tra coloro che si recheranno alla “bancarella di Gianni”, qualcuno verrà scelto per un corso di formazione, ossia un qualcosa che certamente rappresenta quella “utilità” di cui parla la norma incriminatrice. E, fatta questa solenne promessa, vi è l’esplicito invito della voce femminile fuori campo a votare Gianni Chiodi, il “presidente della rinascita”. Non c’è dubbio che quella “utilità” rappresentata dal corso di formazione è consequenziale al voto espresso in favore di Chiodi, soprattutto se si considera che la selezione avverrà “entro il 31 gennaio 2009”, ossia a risultato elettorale acquisito. Meglio, in caso di vittoria di Chiodi, eletto anche grazie al voto di chi si recherà presso la sua “bancarella”. E’ curioso notare come sia difficile riconoscere una sia pur minima buona fede a Gianni Chiodi e al suo staff. Infatti, nel bel mezzo dello spot, dopo aver spiegato l’iter che i giovani abruzzesi devono seguire presentandosi alla “bancarella di Gianni”, il candidato precisa che “con questo atto non esprimi una preferenza politica, ma stai prenotando un incontro di selezione, di formazione e di avviamento al lavoro imprenditoriale”. E, francamente, non si capisce come Gianni Chiodi, o chi per lui, possa aver sperato che quelle parole sarebbero state sufficienti ad escludere il reato di voto di scambio. E’ comunque probabile che la sciocchezza sia derivata dall’ingenua credenza che una esplicita e diretta promessa di lavoro, rivolta addirittura attraverso uno spot elettorale, avrebbe escluso il reato, sul presupposto che il voto di scambio è sempre frutto di accordi “sottobanco”. In realtà, l’elemento che caratterizza questo reato è un altro: l’identificazione di coloro ai quali è rivolta la promessa di “qualunque utilità”. Se un politico cerca i voti degli studenti promettendo loro il rimborso delle tasse universitarie, o i voti dei dipendenti pubblici garantendo loro aumenti salariali, certamente promette ad entrambe le categorie una “utilità”, ma fa legittima propaganda perché si rivolge ad una parte del corpo elettorale. Se invece promette corsi di formazione (“utilità”) a coloro che lasceranno curriculum e dati personali presso il gazebo elettorale, non si rivolge più ad una parte del corpo elettorale ma ad un insieme di individui, che vengono in essere nel momento in cui rilasciano i propri dati personali. Lo stesso insieme di individui ai quali promette denaro o l’assunzione in un ente (“utilità”) in funzione del voto espresso e fotografato in cabina elettorale. continua su i] difesa dell'informazione
BERLUSCONI SHOW - ABRUZZO “I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’
sterminata di reati,
che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico,
intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia,
alto tradimento in favore di una nazione straniera,
collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi..
responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…”
Pier Paolo Pasolini
(1975)
I deboli non combattono
quelli più forti lottano forse per un ora
quelli ancora più forti lottano per molti anni
ma quelli fortissimi lottano per tutta una vita
Costoro sono indispensabili
(Berltod Brecht)
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo
prestarsi in qualche modo a contribuire
a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
(Pier Paolo Pasolini)
Non vi e’ dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo non e’ stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione,
(Pier Paolo Pasolini) Gli effetti (vicini allo zero) della tolleranza zeroGli effetti (vicini allo zero) della tolleranza zero Contromano di Curzio Maltese Quando si parla di tolleranza zero, bisognerebbe deporre ogni tanto i cinturoni ideologici e farsi un giro nella realtà. La realtà è che le carceri italiane, a pochi mesi dall’indulto, sono ancora una volta sull’orlo dell’esplosione. Sono 58mila i detenuti, a fronte di 43mila posti disponibili. Il 40 per cento dei detenuti è composto da extracomunitari. Nelle città la percentuale è ancora superiore. A San Vittore, Milano, gli extracomunitari sono il 70 per cento, gli stranieri sfiorano in totale il 90 per cento. E’ il quadro di un’ingiustizia, poiché è difficile credere che gli italiani commettano solo il 10 per cento dei reati. Ma andiamo avanti. Ogni giorno a San Vittore entrano una trentina di arrestati. Nel giorno in cui capita chi scrive, i ventotto arrestati sono tutti stranieri. La metà non ha commesso tecnicamente alcun reato. Non sono spacciatori, stupratori, assassini, ma poveri cristi che hanno violato un paio di volte le norme amministrative riguardanti l’immigrazione. In definitiva, clandestini. Rimarranno nelle celle di San Vittore due, tre giorni, una settimana al massimo, a contatto con criminali veri. Qualcuno magari farà due calcoli, confrontando il suo salario di muratore (in bero, s’intende) con i guadagni di uno spacciatore. La tolleranza zero ha questo merito, di dare l’opportunità a lavoratori di scprire che il delitto paga. Altri, la maggioranza, usciranno e riprenderanno a lavorare in nero per pochi soldi nei capannoni dell’hinterland, col loro foglio di rimpatrio in tasca, in attesa di una sanatoria che non arriverà. I poliziotti che li arrestano, i politici che fanno le leggi e i giudici che le applicano, tutti sanno che si tratta di un’idiozia. Ma queste sono le norme. Un magistrato milanese mi racconta di non aver potuto far arrestare un uomo che aveva ucciso il cognato in maniera per giunta efferata. Siccome non c’era la possibilità che scappasse (aveva confessato) e neppure che ripetesse il reato (aveva un cognato solo), l’hanno dovuto rimandare a casa. La tolleranza zero all’italiana non serve a risolvere il problema dell’immigrazione clandestina e tantomeno a rendere più sicura la vita dei cittadini italiani. Serve soltanto a sfasciare del tutto il sistema carcerario, a mantenere i migranti in una condizione di schiavitù e di paura e a trasformarne alcuni in delinquenti. E l’alternativa, si dirà? Come sempre, prendere dall’Europa un modello a caso, Francia, Germania, Spagna, Olanda, e provare ad applicarlo da noi. continua su BananaBis Berlusconi telefona a Ballarò: uso improprio del mezzo televisivoBerlusconi telefona a Ballarò: uso improprio del mezzo televisivo di Antonello Tomanelli avv. Per un momento alcuni avranno pensato ad un collegamento telefonico con Sabina Guzzanti. Invece è proprio il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad aver telefonato in diretta a Ballarò, per portare un duro attacco ad Antonio Di Pietro ed un’aspra critica dal sapore intimidatorio al segretario della Cgil Guglielmo Epifani, presente alla trasmissione. Al cospetto di un sorpreso Giovanni Floris, che alla formulazione di una domanda si è sentito buttare giù il telefono. Una telefonata che forse non rappresenterà un caso di “uso criminoso” della tv pubblica. Forse sarà l’indice di una condizione psicologica del presidente del Consiglio non proprio ottimale. E forse Floris avrebbe potuto fare di più, avendo dalla sua la Carta dei Doveri, che gli impone di non subordinare la propria responsabilità verso i cittadini “ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del Governo o di altri organismi dello Stato”. Sta di fatto che, per quanto ci si sforzi, riesce difficile ipotizzare che l’irrompere del capo del Governo in una trasmissione di approfondimento informativo all’infuori di un formale invito possa essere ritenuto conforme alle regole di una moderna democrazia. Ciò in quanto i monologhi televisivi delle alte cariche dello Stato sono sì previsti dalla legge, ma in tutt’altro contesto. L’art. 33 del D.Lgs. n. 177 del 2005 (Testo Unico della Radiotelevisione) stabilisce che “La società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo è tenuta a trasmettere i comunicati e le dichiarazioni ufficiali del presidente della Repubblica, dei presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, del presidente del Consiglio dei Ministri e del presidente della Corte Costituzionale, su richiesta degli organi medesimi, facendo precedere e seguire alle trasmissioni l’esplicita menzione della provenienza dei comunicati e delle dichiarazioni” (comma 2°); e che “Per gravi ed urgenti necessità pubbliche la richiesta del presidente del Consiglio dei Ministri ha effetto immediato. In questo caso egli è tenuto a darne contemporanea comunicazione alla Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi” (comma 3°). La ratio della norma è evidente. Le massime cariche dello Stato possono disporre del mezzo radiotelevisivo per rivolgersi alla collettività, ma solo in casi eccezionali e nell’ottica del perseguimento dell’interesse generale. Al di fuori di tale ipotesi, qualsiasi loro intervento si risolverebbe in un’indebita interferenza con la funzione informativa, che è prerogativa del giornalista. Il monologo di Berlusconi non poggiava sull’ombra di nemmeno uno di quei presupposti di legge. Per diversi minuti il presidente del Consiglio si è impadronito del mezzo televisivo e ha alterato la scaletta di una trasmissione di approfondimento informativo solo per attaccare Di Pietro e il leader della Cgil. Non si può arrivare a dire che con quella telefonata Berlusconi abbia commesso i reati di "abuso d'ufficio" o di "interruzione di pubblico servizio". Ma non c'è dubbio che quanto più un'alta carica dello Stato occupa una trasmissione di approfondimento informativo al di fuori dei presupposti stabiliti dalla legge, tanto più ci si allontana dal sacrosanto principio democratico dell'autonomia dell'informazione dalla sfera politica. Diciamo che può parlarsi quantomeno di "uso improprio del mezzo televisivo". Tra l’altro, l’attacco a Di Pietro si è rivelato quanto mai scoordinato. Nel replicare all’ex magistrato che nelle precedenti ore lo aveva accusato di essere un “corruttore politico”, ha preannunciato nei suoi confronti una denuncia per calunnia. Francamente, non si capisce su quali basi. Essere un corruttore politico è cosa ben diversa dall’essere un corruttore. “Corruttore politico” è chi tenta di ingraziarsi un avversario politico per farlo passare dalla propria parte, magari offrendogli un prestigioso incarico. Proprio come fece Berlusconi quando offrì a Di Pietro un ministero all’indomani di Mani Pulite e della sua prima vittoria elettorale. E come, stando a quel che dice Di Pietro, lo stesso Berlusconi ha fatto recentemente con Orlando e Villari in relazione alla nota vicenda della presidenza della Commissione di Vigilanza. Insomma, un comportamento piuttosto consueto in politica. E, soprattutto, non costituendo reato, un comportamento lontano anni luce da quella corruzione, penalmente rilevante, che nella stragrande maggioranza dei casi consiste nell’offrire a un pubblico ufficiale denaro o altra utilità per compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio. Di qui l’infondatezza della denuncia per calunnia che Berlusconi ha minacciato di presentare contro Di Pietro, consistendo la calunnia nel comportamento di chi (peralro solo con querela o denuncia all'Autorità Giudiziaria) accusa falsamente qualcuno di aver commesso un reato. continua su i] difesa dell'informazione
"Di Pietro? Sì che mi piacerebbe averlo con me, come ministro" (Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo Show, 22 febbraio 1994).
(Silvio Berlusconi, dopo il no di Di Pietro, 7 maggio 1994)
(Silvio Berlusconi, dopo le dimissioni di Di Pietro dal pool Mani Pulite, 7 dicembre 1994)
Se vuoi essere un eroe, seguimi e basta
Appena nati vi fanno sentire piccoli Vi feriscono in casa e vi feriscono a scuola Quando vi avranno torturati e spaventati per venti bizzarri anni Vi mantengono drogati di religione, sesso e TV C’è spazio al vertice, continuano a dirvi Se vuoi essere un eroe, seguimi e basta
ONDA SU ONDA?![]() ONDA SU ONDA? di Mariavittoria Orsolato Nonostante gli snervanti tentennamenti del governo e il continuo sobillare del “grande ex” Cossiga, l’onda del movimento studentesco continua a crescere e a rafforzasi di giorno in giorno. Si moltiplicano come funghi le iniziative di autoformazione e di didattica non convenzionale, gli atenei e i licei occupati resistono in ogni parte d’Italia, i cortei spontanei continuano a dispetto delle cariche - l’ultima lo scorso 7 novembre a Roma - e in ogni aula si lavora alacremente alle iniziative che prenderanno vita venerdì prossimo in occasione dello sciopero generale indetto assieme al sindacato in difesa dell’università. Il movimento che ha preso corpo alla Sapienza e che si è costituito in un’assemblea nazionale, ha rivolto nei giorni scorsi un appello ai confederati e ai sindacati di base per costruire assieme una grande manifestazione capace di paralizzare il paese da nord a sud, cercando così di imporre un’agenda politica diversa in merito alle politiche sociali. Nelle assemblee universitarie è infatti ricorrente la proposta di allargare la protesta a tutte quelle categorie di lavoratori colpite dai provvedimenti del Berlusconi IV: dai dipendenti Alitalia, agli statali e - perché no? - anche a quel 13% di italiani che vive sotto la soglia della povertà. I misteri di una telofanata (Barack Obama Silvio Berlusconi)I misteri di una telofanata di mariopinzauti In un primo momento è stata definita “cordiale” ,poi “affettuosa.”. I giudizi, riferiti alla telefonata di venerdi sera tra Obama e Berlusconi vengono da amici e famigli del nostro Presidente del Consiglio. Amici e famigli del Presidente eletto degli Stati Uniti invece per ora tacciono. Perché? Elementi sicuri per dare una risposta precisa per ora mancano, abbondano però indizi che rendono a dir poco misteriosa la vicenda. Per tutta la giornata di venerdi Berlusconi ha atteso, si può dire, con la bava alla bocca, una chiamata di Obama. E non senza ragione. La sera prima , a Mosca, aveva fatto quell’apprezzamento sul colore della pelle del vincitore delle elezioni Usa, l’aveva ripetuto la mattina stessa di venerdi in una conferenza stampa a Bruxelles. Aveva dunque buoni motivi per ritenere non casuale che Obama avesse già chiamato i principali statisti europei-da Sarkozy alla Merkel-per ringraziarli dei loro messaggi di congratulazioni ma ancora non si fosse messo in contatto con lui. Ricordando anche le sue dichiarazioni di sperticata ammirazione per Bush espresse fino a pochi giorni prima il Cavaliere ha probabilmente avvertito allora il morso del dubbio, ha temuto di essere oggetto di un’umiliante anche se non immeritata esclusione. Fatto sta che, secondo notizie riportate sabato dai giornali, o direttamente o attraverso qualcuno dei suoi ,ha preso a tempestare di sollecitazioni l’ambasciatore italiano a Washington e l’italo-americana Nancy Pelosi,che è speaker (presidente) del Congresso degli Stati Uniti, invitandoli a intercedere presso il forse incacchiato, Barack Obama, il quale,mentre le intercessioni erano in atto,acuiva i tormenti di Silvio chiamando per telefono il presidente egiziano,quello pachistano ,il sovrano saudita e forse,secondo indiscrezioni non confermate,i capitani reggenti di San Marino. Solo alle 22, dopo che, sempre secondo fonti giornalistiche, la carovana dei supplici si era ingrossata,Barack Obama si convinceva a mettersi in contatto con Berlusconi .Avveniva così la telefonata forse cordiale,forse affettuosa,forse un poco o tanto estorta. continua su politicablog.info Oltre la riforma Gelmini - Lezione di piantoLa riforma scolastica del governo non poteva essere di qualita' eccellente tenuto conto del modesto livello culturale dei due riformatori principe, Mariastella Gelmini e Silvio Berlusconi. L'idea di trasformare le Universita' in fondazioni, soggette alle leggi del mercato e dell'efficientismo, sarebbe l'ultimo colpo inferto all'istruzione pubblica. Essa si pone in netto contrasto con l'articolo 33 della Costituzione, secondo cui la Repubblica istituisce scuole statali (gratuite) per tutti gli ordini e gradi, e con l'articolo 34, che premia i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, avendo essi “diritto di raggiungere i gradi alti degli studi”. continua su La Voce Delle Voci In nome della Loggia P2In nome della Loggia P2 di Red I "cattivi maestri" quando meno te lo aspetti tornano e lanciano messaggi forti e criptici. Licio Gelli a 89 anni suonati, si scopre conduttore e ideatore di un programma, che andrà in onda su Odeon Tv (ospiti tra gli altri, il senatore a vita Giulio Andreotti, l'intellettuale di destra Marcello Veneziani e il deputato-ideologo di forza Italia, Marcello Dell'Utri), che vuole rifare la storia sua e dell'Italia, sotto la lente deformante della sua loggia segreta P2. Il Venerabile maestro nella presentazione del programma ha dispensato anche molti giudizi e suggerimenti soprattutto al suo discepolo, quel Silvio Berlusconi, tessera 1816, che sicuramente è stato più bravo del maestro stesso, tanto da diventare l'uomo più ricco e potente d'Italia. Va qui ricordato un passaggio della relazione che nei primi anni Ottanta fu redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2, presieduta dalla democristiana Tina Anselmi: "L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento. La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici. Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento.". A seguito di quell'inchiesta molti personaggi, soprattutto nelle forze armate, furono poi perseguiti. Molti altri, invece, trovarono il modo per far calare un oblio storico sulla loro appartenenza, tanto da ritrovarceli oggi in posti di potere politico, economico, finanziario e negli apparati più sensibili dello stato. Nella sua conferenza stampa Gelli è stato molto lucido su tutti gli argomenti più spinosi: "Per l'attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi, l'unico che può andare avanti è Berlusconi", ha detto Licio Gelli. "Avevo molta fiducia in Fini" - ha poi aggiunto - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante (ex-segretario storico del MSI-AN, di cui Fini fu ritenuto il delfino): oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po' di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha". Gelli poi rimarca le influenze del suo Piano nella politica attuale: "Tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae.. Non condivido il Governo Berlusconi - si è lamentato - perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato". Il Maestro venerabile della P2 si è, quindi, detto perplesso sul LodoAlfano: "L'immunità per i grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia, e che non si macchiano mai". Gelli ha poi affermato che "i partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange, e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti, perché non ha una struttura partitica". Altra profezia gelliana che la dice lunga sul senso della sua operazione mediatica! Gelli ha poi voluto rendere onore a Marcello Dell'Utri "è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso... C'è una sentenza che Dell'Utri si trascina e che sarà tirata fuori al momento opportuno perche' tutto e' guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza...Se oggi in Italia c'è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno... La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi". Come dire al governo: "andate avanti sulla controriforma del sistema giudiziario. Io sono con voi"! '"In Italia - ha poi sottolineato Gelli - poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere...La P2 era riservata, non segreta, ed è stata perseguitata per distogliere l'attenzione da altre questioni". Altro messaggio criptico, che poi suona come un "avviso ai naviganti", a coloro che detengono il potere: "Archivi completi non né ho mai conosciuti: alcune cose vengono sepolte nell'oblio e poi possono riemergere''. Anche sugli studenti in rivolta, Gelli ha una sua visione e si schiera col governo: "In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po' di... il maestro unico è molto importante perché, quando c'era, conosceva l'alunno, e poi il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito. Bisognerebbe ripristinare il rispetto del professore: ho quasi pianto quando a Roma quel professore è stato malmenato e ha dovuto abbandonare la cattedra". Quanto alle manifestazioni studentesche, "non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare - sostiene Gelli - Nelle piazze non si studia: se viene garantita la libertà di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia e dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perché così non crescono educati". Musica d'oro per le orecchie della destra al governo! Infine sul fronte terrorismo, Gelli sostiene che "se tornassero le BR ci sarebbero ancora più stragi: il terreno e' molto fertile perché le BR potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c'è nel Paese". Parole che si affiancano alle allusioni di un altro protagonista di quel periodo oscuro e tormentato degli anni Settanta, primi Ottanta, Francesco Cossiga, ex-capo dello stato, ex- presidente del consiglio, ma soprattutto ministro dell'interno nel ‘78 durante il "caso Moro" (che ci facevano alcuni autorevoli piduisti nel "Comitato di crisi" al Viminale e nei servizi segreti durante il rapimento del leader democristiano?). La loggia P2 non esiste più, i suoi adepti si sono spalmati nella diaspora, a seguito della legge che ne proibiva l'esistenza, ma il sistema di relazioni e di potere è ancora lì, intoccabile e determinato a far precipitare il nostro paese in una china autoritaria e illiberale. Le parole del 'Venerabile' fanno esplodere l'indignazione a sinistra: "Trovo sconcertante che un personaggio come Licio Gelli diventi una sorta di star televisiva e che una rete privata presenti in pompa magna un tal avvenimento", attacca Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato. Le fa eco Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell'Idv, secondo cui "non c'è da stupirsi per le parole di Licio Gelli sulla possibilità che Berlusconi porti avanti il suo piano di rinascita democratica, è dall'inizio della legislatura che sosteniamo questa tesi". Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, definisce "inquietante che vada in onda l'autocelebrazione di Licio Gelli e un nuovo tentativo di inquinare la vita pubblica", e avverte: "Dopo i suggerimenti di Cossiga su come condizionare il movimento degli studenti e le dichiarazioni di Gelli dobbiamo essere ancora più avvertiti e vigilanti sui rischi che corre la nostra democrazia". Per Sergio Flamigni, l'ex senatore del Pci che ha dedicato la sua vita ai 'misteri d'Italia', le lodi a Berlusconi e Dell'Utri rappresentano "la P2 che continua", mentre il ministro ombra dell'Interno Marco Minniti chiama in causa direttamente il premier: "Oggi che è lo stesso Gelli ad indicarlo come il perfetto erede del suo piano di Rinascita, il presidente del Consiglio non ha nulla da dire?". In attesa della risposta di Berlusconi, Dell'Utri è laconico: "Non ho alcun rapporto con Gelli, non ci ho mai parlato - ha detto ai cronisti - Gelli può dire quello che vuole". Minniti, come il senatore Pd Vincenzo Vita, attacca la nuova trasmissione di Odeon Tv chiedendo che non sia messa in onda: "La conduzione di una trasmissione televisiva - accusa Vita - è verosimilmente illegale essendo stata messa fuori legge a suo tempo la P2. C'è quindi da sperare che già nelle prossime ore l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni intervenga seccamente su tale caso". E "indignazione" esprime la Federazione nazionale della stampa: "Si tratta di un personaggio che è stato al centro di torbide manovre politico-affaristiche che hanno inquinato il Paese nei decenni scorsi il fatto che conduca un programma dall'evocativo titolo 'Venerabile Italia' lo consideriamo un vero e proprio insulto alla storia di questa nostra nazione ed un affronto gravissimo al mondo dell'informazione". Per il capogruppo dell'Udc in commissione di Vigilanza Rai, Roberto Rao, "i cattivi maestri come Gelli non dovrebbero trovare spazio in televisione". Il segretario Anm Giuseppe Cascini smentisce invece Gelli riguardo alla magistratura: "Noi siamo a favore delle sanzioni ai magistrati che violano le regole e gli obblighi - dice Cascini - tant'è vero che abbiamo cacciato i magistrati iscritti alla P2...". continua su Aprileonline L'abolizione della scuola pubblica è leggeL'abolizione della scuola pubblica è legge di Mariavittoria Orsolato Il decreto Gelmini è ora ufficialmente legge. Lo ha stabilito ieri mattina il Senato con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti, mentre tra i banchi dell’opposizione si parlava già di referendum abrogativo con relativo striscione. Non sono quindi valsi a nulla gli appelli lanciati durante le centinaia di cortei e manifestazioni organizzati da studenti, docenti e genitori: la schiacciasassi del governo Berlusconi IV passa con la solita arroganza anche sulla scuola pubblica. Il ricorso dell’opposizione al referendum è stato confermato poche ore più tardi da Walter Veltroni, che in una conferenza stampa ha spiegato come il Pd, pur avendo chiara la necessaria parsimonia con cui misurarsi con l’istituto referendario, ritiene importantissima la materia scolastica; da qui l’urgenza di fermare la schifezza della Gelmini appena approvata. Il disegno di conversione è arrivato a Palazzo Madama dopo il maxiemendamento approvato alla Camera con lo strumento della fiducia ma, in sostanza, non una virgola è stata cambiata in merito ai tagli preannunciati sul personale e sui costi. continua su Altrenotizie |
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